18
May , 2012
Friday
 

Egitto – Si sta tenendo in queste ore una veglia di protesta vicino a Piazza Tahrir, al Cairo, dopo che 12 persone sono rimaste uccise in un attacco a due chiese copte.

Più di 180 sono stati i feriti degli scontri di sabato, dopo che un gruppo di musulmani conservatori ha attaccato una chiesa nella zona di Imbaba.

I manifestanti si sono riuniti, per il secondo giorno consecutivo, fuori l’edificio della televisione di Stato e accusano l’esercito di non essere prontamente intervenuto per placare gli scontri.

Le forze armate egiziane affermano che più di 190 persone, attualmente detenute in seguito gli atti di violenza, verranno deferite di fronte ad un tribunale militare.

Il ministro di Giustizia, Abdel Aziz al-Gindi, ha avvertito, al termine di una riunione di emergenza, che le autorità colpiranno con “pugno di ferro” coloro che minacciano la sicurezza del Paese e ha aggiunto che verranno “immediatamente applicate con fermezza le leggi contro gli attacchi ai luoghi di culto e alla libertà religiosa”.

Gli scontri, scoppiati nella notte tra sabato e domenica tra gruppi di cristiani e musulmani, sono sfociati nell’incendio della Chiesa copta di San Mina, nel distretto di Imbaba. Secondo le prime ricostruzioni, centinaia di musulmani salafisti si sarebbero riuniti davanti al luogo di culto perché convinti che una donna cristiana, sposata con un musulmano e in procinto di convertirsi all’Islam, fosse per questo tenuta progioniera.

I gruppi rivali si sono lanciati bombe incendiarie e pietre. La chiesa e alcune case vicine sono state date alle fiamme e i servizi di emergenza hanno impiegato ore per riportare la situazione alla normalità.

I leader cristiani hanno proclamato tre giorni di lutto per le vittime delle violenze di sabato.

Sulla sua pagina Facebook, l’esercito egiziano ha annunciato che il Consiglio supremo militare ha deciso di inviare le 190 persone arrestate durante i disordini alla Corte Suprema militare. Aggiungendo che questo dovrebbe servire come “deterrente per tutti coloro che pensano di poter giocare con la sicurezza della Nazione”.

Gli scontri di sabato non sono il primo episodio di violenza da quando il presidente Hosni Mubarak ha lasciato l’incarico, nel mese di febbraio, in seguito a settimane di proteste popolari.

di Samr Al Aflak

(maggio - 9 - 2011)

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