Loading...
You are here:  Home  >  Esteri  >  Current Article

Senza bin Laden sarà veramente “un mondo migliore”?

By   /   3 Maggio 2011  /   Commenti disabilitati su Senza bin Laden sarà veramente “un mondo migliore”?

La folla che domenica notte si è riunita sotto la Casa Bianca, non appena si è sparsa la notizia della morte di Osama bin Laden, capo storico di al-Queda, e i festeggiamenti che ne sono seguiti stanno ad indicare quanto ancora sia forte il sentimento americano nei confronti di coloro che hanno perpetrato l’attacco dell’11 settembre alle Torri Gemelle e al Pentagono. È stato un moto liberatorio nei confronti di un nemico autentico, che sin dal 2001 ha impersonato il male, la lotta al terrorismo internazionale.

Gli Americani credono fermamente di avere una “missione” nella vita e cioè quella di salvare i più deboli, di portare la democrazia ai popoli oppressi dalle dittature. È un sentimento sincero ed autentico radicato nei cuori di tutti i cittadini. Per questo la lotta al terrorismo è per loro una “missione” e non importa il costo che si dovrà pagare, ogni centesimo ed ogni vita saranno spesi bene.

Politicamente la morte di Osama bin Laden rappresenta anche un’importante vittoria per il Presidente Barack Obama, che ha avuto dalla sua la buona sorte, cosa che non ha avuto il suo predecessore, George W. Bush, che aveva perseguito questo obiettivo e avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di avere la soddisfazione di catturare vivo o morto bin Laden. Sarebbe passato alla storia, cosa che invece toccherà a Obama.

Sicuramente la morte del capo e fondatore di al-Queda avrà un impatto sull’organizzazione terroristica, ma, al momento, non è facile dire quale. Una volta, molti anni fa, la morte del capo o del condottiero significava la fine delle ostilità e il gruppo si disperdeva. Oggi, è troppo semplicistico ipotizzare che la morte del suo fondatore possa significare “la fine del terrorismo o della guerra al terrorismo”, perché al-Queda non è la stessa organizzazione di dieci anni fa. C’è un nuovo quadro dirigente e ci sono una miriade di gruppi affiliati che si ispirano all’ideologia che la stessa ha rappresentato e rappresenta per migliaia di giovani musulmani.

Non è chiaro, infatti, fino a che punto Osama bin Laden e il suo vice e braccio destro Ayman al-Zawahiri, egiziano di nascita, abbiano personalmente diretto le varie operazioni attribuite ad al-Queda. Molti gruppi affiliati, come al-Queda nella Penisola arabica, operano già con ampia autonomia e ridotti collegamenti con la leadership che vive ai confini tra il Pakistan e l’Afghanistan.

Spesso bin Laden ha svolto il ruolo di pura propaganda ovvero il suo nome è stato usato come punto di riferimento o spauracchio. Infatti, una serie di giovani capi, alcuni dei quali ora sono morti, sono nel tempo emersi e hanno avuto un ruolo non solo nel proprio gruppo, ma hanno allargato la loro popolarità, come nel caso di Abu al-Yazid, Abu Yahya al-Libi e Atiyah abd al-Rahman.

Ma anche se avesse svolto il solo ruolo di “prestanome”, bin Laden avrebbe già raggiunto il suo scopo, poiché le sue ideologie e le sue strategie sono state interiorizzate da al-Queda sia nell’organizzazione centrale, afghana e pakistana, sia in quelle periferiche, sparse in ogni dove.

Certamente la sua morte è un duro colpo allo jihad, ma non significa che al-Queda sia morta con lui. I gruppi terroristici hanno altri leader che prenderanno il suo posto. La sua morte, in altre parole, mentre è “simbolicamente” importante, non equivale alla riduzione delle capacità di operare di al-Queda, intesa come organizzazione terroristica internazionale.

Certo è molto strano che non ci siano state “dure” reazioni da parte di al-Queda e dei suoi simpatizzanti. Se pensiamo che in passato, quando le autorità americane hanno annunciato la cattura o la morte di un Comandante di alto livello di al-Queda, immediatamente venivano rilasciati commenti a caldo che smentivano il fatto o altre dichiarazione dai toni bellicosi che parlavano di ritorsione e vendetta. Tutto ciò contrasta con l’attuale comportamento.

Stavolta non sono stati rilasciati commenti alla notizia della morte di bin Laden, né è stato fatto recapitare ad emittenti televisive il solito video, magari con guerrieri che tributano onori al grande leader, né la gente comune è scesa in piazza a manifestare il suo dolore. Insomma, sembra che tutti siano stati colti di sorpresa.

Questa “sorpresa” potrebbe essere intesa come inconfessabile “liberazione” interiore e, se così fosse, potrebbe essere l’inizio di una “riflessione” interna al mondo islamico che potrebbe partire proprio dal basso, dalla gente comune che, con i suoi silenzi e le sue paure, ha sostenuto e sostiene il terrorismo. Chissà!

Per ora, l’unica iniziativa che ha rispettato i canoni è il solito appello che Stati Uniti e Gran Bretagna hanno lanciato ai cittadini di non viaggiare all’estero e l’innalzamento dello stato di allerta dei reparti militari.

di Vito Di Ventura

    Print       Email

You might also like...

Albania: il Collegio Elettorale conferma che le elezioni si terranno il 30 giugno

Read More →