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Corsi e ricorsi storici in campo artistico

By   /   3 Maggio 2011  /   Commenti disabilitati su Corsi e ricorsi storici in campo artistico

Presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma è possibile visitare fino al 12 giugno la mostra “Dante Gabriel Rossetti, Edward Burne-Jones. Il mito dell’Italia nell’Inghilterra vittoriana” che intende analizzare i rapporti di fascinazione tra l’arte inglese del XIX secolo e la cultura artistica italiana. L’evento è curato da Maria Teresa Benedetti, Stefania Frezzotti e Robert Upstone della Tate Britain.

La GNAM, in ritardo rispetto ai tempi previsti a causa di problemi di natura finanziaria, torna dunque a presentare l’arte inglese del secondo Ottocento, a venticinque anni dalla fortunata retrospettiva dedicata a Burne-Jones, esponendo oltre 100 opere, molte delle quali giunte per la prima volta in Italia. Ma perché parliamo di corsi e ricorsi storici?

Dapprima furono i pittori italiani come Giotto, Carpaccio, Crivelli, Botticelli, Sebastiano del Piombo, Palma il Vecchio, Luini, Borgognone, Tiziano, Veronese e Tintoretto, ben rappresentati in mostra, ad influenzare i loro colleghi d’oltremanica, fungendo con i loro lavori da vero e proprio modello iconografico. Pur nel diverso ambiente culturale della puritana Inghilterra vittoriana, a Londra, nel 1848 nacque infatti il movimento dei preraffaelliti, artisti che, ispirandosi appunto ai pittori italiani precedenti a Raffello, propugnavano il rifiuto di ogni accademicità.

Oltre a Rossetti, figlio di un emigrante italiano (che esercitò sicuramente la funzione di capofila), Burne-Jones (il quale finì col celebrare Michelangelo) e William Morris, alle opere dei quali è dedicato il cuore della rassegna romana, fecero parte del gruppo anche William Hunt, Ford Madox Brown, John Everett Millais e, più tardi, John William Waterhouse. I temi prediletti dagli esponenti della pittura inglese erano episodi mitologici e della Bibbia nonché le figure storiche del primo Rinascimento e quelle shakespeariane.

Quel che conta qui far notare è come l’arte italiana riuscì ad influenzare quella della tanto potente Inghilterra vittoriana, con evidenti riscontri anche in campo letterario. Nel 1851 John Ruskin si occupò dei preraffaelliti e lo fece confidando nei suoi scritti la sua grande passione per l’Italia e la particolare predilezione personale per Luini rispetto ad altri grandi della pittura italiana. Altri critici inglesi si concentrarono su artisti del Bel Paese, come Walter Pater con i suoi saggi su Giorgione, Michelangelo, Botticelli e Leonardo.

Perfino i collezionisti d’oltremanica, sia a livello pubblico che privato, commissionarono molti lavori di artisti italiani e ciò spiega la presenza di importanti opere conservate presso la National Gallery. In Inghilterra circolavano inoltre all’epoca molte riproduzioni dei capolavori italiani, create in particolare con l’efficace tecnica della cromolitografia.

Ma torniamo ai corsi e ricorsi storici. La mostra presenta anche una sezione dedicata alle opere di artisti italiani come Nino Costa, Giulio Aristide Sartorio, Adolfo De Carolis, Gaetano Previati, i quali, negli ultimi decenni del diciannovesimo secolo, compirono il percorso inverso, subendo la fascinazione proprio dei preraffaelliti inglesi.

Nell’ambito della storia dell’arte il tema della fascinazione è ricorrente sia a livello di movimenti artistici sia a livello di singoli artisti, ma questo percorso raccontato dalla GNAM è ricco di suggestioni per il felice accostamento di opere inglesi a capolavori nostrani e risulta pertanto meritevole dell’attenzione rivoltale attraverso l’allestimento di una mostra ad hoc.

Dante Gabriel Rossetti, Edward Burne-Jones. Il mito dell’Italia nell’Inghilterra vittoriana
a cura di Maria Teresa Benedetti, Stefania Frezzotti e Robert Upstone
dal 24 febbraio al 12 giugno 2011

GNAM, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Viale delle Belle Arti 131, Roma

orari: da martedì a domenica ore 8,30-19,30

di Aurora Portesio

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