Un palco, un concerto, una festa. La festa del lavoro, dei lavoratori. Ormai da anni mi chiedo cosa abbiano da festeggiare i lavoratori il 1° maggio.
Meglio quelli che lavoratori non sono o non lo sono più e che ogni anno vedono liste sempre più lunghe di disoccupati, trovandocisi dentro. Aziende che abbassano le saracinesche, delocalizzando per risparmiare sui costi del lavoro e dimenticando lavoratori e famiglie al loro destino. Un bicchiere sempre più mezzo vuoto che non lascia tanto spazio a speranze.
Musica per festeggiare o musica per non pensare, almeno per un giorno a questa situazione sempre più preoccupante. L’anno scorso tornai dal concerto del primo maggio con in mente una canzone di Simone Cristicchi e lentamente percorrendo la via del ritorno canticchiavo “meno male che c’è Carla Bruni, tutto il resto lo so, non ha senso però”…. Una canzone che metteva allegria, buonumore. Forse è quello che serve: canzoni e musica per staccare un po’, almeno per un po’, da situazioni pesanti e probabilmente irrisolvibili, almeno nell’immediato. Ecco, bastasse l’italica premiére femme d’Oltralpe, avremmo risolto in realtà i problemi del mondo del lavoro. O forse ci vorrebbe l’intervento diretto del santo protettore, San Giuseppe lavoratore, conosciuto anche come patrono dei lavoratori e padre di Gesù: dovrebbe intervenire stendendo la sua mano sui tanti, troppi disoccupati.
Ma è una festa e come in tutte le feste che si rispettano ci si scambiano gli auguri, pensando in positivo.
E allora auguri.
Auguri agli imprenditori che per amore del proprio Paese potrebbero decidere di lasciare le loro aziende in Italia. Auguri alle parti sociali perché non dimentichino che dietro alle loro battaglie ci sarà sempre il destino di famiglie che da quelle scelte dipenderà e, si ciberà. Auguri a loro, a noi, a quanti nella precarietà di un lavoro iniziano la loro giornata sperando che domani sia migliore. A quanti un lavoro non ce l’hanno proprio e sperano ancora nel miracolo.
A tutti, canzoni per distrarre la mente e il fisico perché sappiamo già che la finta allegria di questa festa da sola non risolverà i problemi dell’Italia che lavora o che vorrebbe farlo. Quell’Italia che nel 1948 fondò la sua Costituzione ponendo il diritto al lavoro fra i primi 4 articoli.
Che nessuno lo dimentichi, almeno questo, resta l’augurio principale.
di Alga Madìa
foto da: cipiri.blogspot.com



