Si è concluso il censimento iniziato nel novembre del 2010 e i dati ridisegnano una nuova Cina, molto più industrializzata, ma anche più invecchiata. L’ultimo censimento, infatti, rivela che i Cinesi sono 1,34 miliardi, di cui il 13,3% ha superato i 60 anni, con un incremento del 2,93% rispetto al precedente censimento fatto 10 anni fa. Quasi la metà, il 49,7%, ha abbandonato le campagne e vive in città, con un aumento del flusso migratorio del 36% .
La crescita globale è stata inferiore agli anni precedenti, grazie alla rigida politica di controllo delle nascite e della composizione del nucleo familiare imposta dal governo.
Il risultato di tale politica è che molte famiglie, specialmente quelle che vivono in città, hanno un solo figlio, mentre quelle che vivono in campagna sono autorizzate ad averne 2. La media dei componenti delle famiglie è ora di 3,1, mentre nell’ultimo censimento era di 3,44. Questo ha ridotto la crescita della popolazione al di sotto dell’1% annuo, percentuale che dovrebbe diventare negativa nel giro di una decina di anni. Nelle aree centrali la popolazione inferiore ai 14 anni è del 16,6%, con una diminuzione del 6,29%.
Per alcuni esperti di demografia questo limite per le famiglie potrebbe minacciare il futuro economico cinese, in quanto i costi delle pensioni e della salute degli anziani (costi sociali) verranno sostenuti da un minore numero di lavoratori che hanno abbandonato le campagne per andare a lavorare nelle fabbriche e questo ha contribuito a trasformare il Paese e renderlo la seconda potenza economica mondiale.
Sulla base di questi dati sui media cinesi c’è stato un lungo dibattito sulla possibilità che il governo possa ora allentare la politica di rigore, introdotta nel 1980 come misura temporanea per ridurre la crescita della popolazione, e consentire a più persone di avere due figli. Ma il governo per il momento non ha dato alcuna risposta in merito.
Certo è che dal primo censimento, effettuato nel 1949, la Cina è passata dai 594 milioni di allora agli attuali 1,34 miliardi. Più del doppio in 60 anni.
di Vito Di Ventura




