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Siria. L’Esercito contro i manifestanti

By   /   26 Aprile 2011  /   Commenti disabilitati su Siria. L’Esercito contro i manifestanti

Per la prima volta è sceso in campo l’Esercito, con carri armati e mezzi blindati, per soffocare le proteste contro il governo che continuano a scoppiare in tutto il Paese e, secondo l’organizzazione per i diritti, Sawasiah, circa 500 attivisti sono stati arrestati, mentre le vittime dall’inizio delle proteste sarebbero 400, scoppiate nella città di Daraa, nel sud del Paese, il 18 marzo scorso.

Durante gli scontri con la polizia, durante le manifestazioni di questo fine settimana,  sono morte circa 20 persone, cadute per le strade di Deraa, mentre altri morti e arresti sono riportati nella città di Douma, un sobborgo della capitale Damasco.

Secondo alcuni testimoni, i soldati hanno aperto il fuoco contro i dimostranti, spargendo il panico, anche se il governo insiste a dire che l’Esercito è stato attaccato per prima da tiratori scelti.
Da fonti giornalistiche si apprende che lo schieramento di forze in Deraa è stato senza precedenti, al fine di fermare le dimostrazioni.

Dopo che un leader religioso si è schierato contro il governo per gli omicidi, alcuni ufficiali dell’Esercito si sono rifiutati di sparare contro la popolazione e 2 membri provinciali di Deraa si sono dimessi.

Nel frattempo nella città costiera di Jableh, dove secondo l’Osservatorio per i Diritti Umani della Siria sono state uccise almeno 13 persone dall’inizio delle proteste, proprio la scorsa domenica ci sono stati duri scontri con uomini in uniforme e col viso coperto che hanno ucciso diverse persone.

I giornalisti stranieri sono stati allontanati dal Paese e quelli ancora presenti non possono recarsi liberamente nei luoghi delle manifestazioni. La Siria ha schiuso le frontiere con la Giordania, e un gruppo di 102 scrittori e intellettuali in esilio hanno sottoscritto una “Dichiarazione” contro e violenze del governo nei confronti della popolazione: “Condanniamo l’esercizio della violenza e dell’oppressione messa in atto dal regime Siriano contro i manifestanti e piangiamo i martiri della protesta”.

Il Presidente Bashar al-Assad è sotto pressione da parte della comunità internazionale. Francia, Gran Bretagna, Germania e Portogallo hanno chiesto al Consiglio di Sicurezza dell’ONU di condannare la violenza del governo Siriano e il Segretario Generale Ban Ki-moon ha avviato un’inchiesta, mentre gli Stati Uniti stanno considerando di imporre delle nuove sanzioni alla Siria.

di Vito Di Ventura

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