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Continua repressione in Siria, Amnesty denuncia: almeno 393 i morti dall’inizio delle proteste

By   /   26 Aprile 2011  /   Commenti disabilitati su Continua repressione in Siria, Amnesty denuncia: almeno 393 i morti dall’inizio delle proteste

Il regime siriano di Bashar el Assad continua a reprimere nel sangue le proteste della popolazione: ieri migliaia di soldati con blindati e carri armati hanno preso d’assalto la città, a 100 km a sud di Damasco, uccidendo almeno 25 persone. Le autorità siriane accusano “bande di criminali armati” di organizzare le manifestazioni e sostengono che l’esercito sia entrato a Daraa su richiesta della popolazione per “farla finita con i gruppi terroristi”.  Anche oggi le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco a Daraa: “Gli spari contro gli abitanti continuano”, ha denunciato un attivista per i diritti umani.

Secondo Amnesty International dall’inizio delle proteste, cinque settimane fa, i manifestanti uccisi sarebbero almeno 393. “Utilizzando l’artiglieria contro la sua gente, il governo di Damasco ha mostrato l’intenzione di stroncare le proteste praticamente a ogni costo, qualunque sia il prezzo in termini di vite umane– ha dichiarato Malcolm Smart, direttore di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord – il presidente Bashar al-Assad deve fermare tutto questo, ritirare il suo esercito da Deraa, assicurare la ripresa delle forniture di acqua ed elettricità e consentire l’arrivo dei soccorsi alle vittime di quest’ultimo, totalmente inaccettabile, massacro”.

Il governo siriano ha anche disposto l’impiego di cecchini che hanno sparato su coloro che cercavano di prestare soccorso ai feriti. Molti cadaveri sono rimasti nelle strade nei pressi della moschea di Omar, poichè era impossibile recuperarli. Il governo avrebbe usato tattiche pesanti anche ad al-Muadamiya, nella periferia di Damasco e altri manifestanti sarebbero stati uccisi anche a Douma.

Inoltre, l’organizzazione siriana per i diritti umani Sawasiah fa sapere che le forze di sicurezza avrebbero arrestato circa 500 contestatori in tutta la Siria dopo che il governo ha inviato carri armati per cercare di reprimere le proteste a Deraa.

L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Navi Pillay, ha chiesto l’ arresto immediato degli omicidi in Siria giudicando inaccettabile la “reazione irregolare e violenta del governo siriano di fronte a manifestazioni pacifiche”. “Il governo ha l’obbligo internazionale di proteggere i manifestanti pacifici e il diritto di manifestare pacificamente” ha aggiunto.

Il portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Tommy Vietor, ha riferito che Washington intende adottare “sanzioni mirate” contro alti responsabili siriani in risposta all’uso “assolutamente deplorevole” della forza contro i manifestanti. Tuttavia gli Stati Uniti non sono andati oltre la minaccia di richiamare l’ambasciatore a Damasco. E’ stato infatti ordinato alle famiglie dei diplomatici e al personale non essenziale della loro ambasciata di lasciare la Siria, a causa “dell’instabilità e della situazione incerta” che regna nel Paese.

di Elisa Cassinelli

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