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Il mio calcio… Stefano Olivari

By   /   22 aprile 2011  /   Commenti disabilitati

Stefano Olivari è l’ideatore ed animatore del blog Indiscreto, originale punto di vista sul mondo calcistico. Da sempre attento alle nuove tecnologie Stefano ha, tra i primi, sperimentato la conduzione di una trasmissione sportiva in onda sui telefoni cellulari. Autore di tre libri, tutti di argomento sportivo, (“Cosa rimarrà di Atene”, “Notizie da Cialtronia”, “L’Altra Milano – Dall’oratorio a Jura, la generazione della pallacanestro”) è l’ospite della nostra rubrica.

Il campionato che preferisci?

Senza dubbio la serie A italiana. Trovo che la mitizzazione dei campionati esteri nasconda sempre un notevole provincialismo. A maggior ragione oggi che li seguiamo anche nelle loro espressioni ‘medie’ e non solo in occasione della grandi partite. Se parliamo solo di gioco, il Tottenham non è meglio della Lazio.

Lo stadio più bello e coinvolgente?

Considerando solo quelli in cui sono stato, senza dubbio Old Trafford. Però mi dà emozioni anche Marassi, oltre ovviamente a San Siro.

La partita che non dimenticherai?

Barcellona-Inter semifinale di Champions 2010, vista (anzi, non vista) al terzo anello del Camp Nou. Non stiamo ovviamente parlando di calcio-spettacolo, ma di ambiente ed emozioni.

Il giocatore che ti ha regalato maggiori emozioni?

Michel Platini, per la classe e la consapevolezza della propria classe. Altri fuoriclasse hanno fatto grandi cose nella loro carriera, ma lui le ha volute fare: sembra una sottigliezza, ma c’è un mondo di differenza. Goleador, regista, rifinitore, mai sotto un certo livello anche nelle giornate no, si è ritirato al momento giusto. Non è un caso che sia diventato un grande dirigente, forse uno dei pochi da cui comprerei una macchina usata.

La squadra che ricordi con nostalgia?

Il Brasile del Mondiale 1982, per quello che ha rappresentato prima ancora che per quello che ha vinto (con le grandi solo due volte: un faticoso 2 a 1 all’URSS e un 3 a 1 all’Argentina). Era una squadra che aveva il senso della propria identità e che non a caso è ricordata quasi più di chi quel Mondiale l’ha vinto.

Un episodio sportivo (non calcistico) che ricordi?

Il tie-break del quarto set di Borg-McEnroe, finale di Wimbledon 1980. Per la tensione e la forza di due fenomeni al massimo della loro parabola, ma anche perché mi stavo rendendo conto dell’importanza di quello che stavo vedendo.

L’atleta di tutti i tempi?

Paavo Nurmi, non il primo atleta professionista del mondo ma di sicuro fra i grandissimi. Il primo a vivere, comportarsi (ed essere squalificato) come un professionista.

Il libro sportivo da leggere?

“Dov’è la vittoria?” di Vittorio Sermonti. In quel libro c’è tutto: il Mondiale, il calcio, il giornalismo, la vita, l’ironia.

di Luca Paradiso

 

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