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May , 2012
Friday
 

È stato necessario scomodare anche Leonardo da Vinci per arrivare a parlare dell’arte di Arcimboldo. Si, perché il grande Leonardo si dedicò anche alla produzione di una serie di “caricature” molto efficaci ed espressive che mettevano in evidenza particolari esagerati dei volti umani raffigurati. Si trattava dei “disegni grotteschi” con cui il maestro focalizzava i suoi studi sulla fisionomia.

Il termine “pittura grottesca” deriva, come noto, dalle grotte del colle Esquilino a Roma presso le quali, nei sotterranei della Domus Aurea di Nerone furono rinvenute bellissime pitture fantasiose. Queste raffigurazioni ispirarono molti artisti tra cui Raffaello, il Pinturicchio, Giovanni da Udine, il Morto da Feltre ed altri ancora. La pittura grottesca è caratterizzata dalla proposizione di esseri ibridi e mostruosi fusi spesso in decorazioni geometriche e naturalistiche.

Giuseppe Arcimboldo (1526-1593), milanese e figlio d’arte (anche il padre Biagio era pittore) fu l’artista per eccellenza del grottesco e divenne famoso nel cinquecento in primis presso gli Asburgo che lo invitarono a corte nel 1562. La sua arte allegorica è poi stata rivalutata soprattutto nel XX secolo quando venne riscoperto come uno dei più singolari precursori del surrealismo.

Arcimboldo si ispirò sicuramente agli schizzi ed ai disegni di Leonardo (1452-1519) ed inserì nei suoi quadri le decorazioni “a grottesche” con un evidente spirito ludico che peraltro spesso lasciava sottintendere un’ inquietudine esistenziale di fondo.

Dopo il successo ottenuto presso il pubblico americano (si è da poco conclusa un’ esposizione a lui dedicata presso la National Gallery of Art di Washington) ora è la sua Milano ad ospitare l’interessante mostra antologica “Arcimboldo. Artista milanese tra Leonardo e Caravaggio”, che resterà aperta al pubblico sino al 22 maggio. L’evento è curato da Sylvia Ferino, direttrice della Pinacoteca del Kunsthistorisches Museum di Vienna.

Si tratta di una mostra molto particolare, in cui la priorità è stata attribuita alla ricerca del percorso artistico condotto da Arcimboldo per giungere a creare le sue opere più famose, tra cui le teste composte, vere e proprie bizzarrie. Il pittore viene quindi contestualizzato nell’effervescente ambiente artistico milanese in cui visse ed operò.

Il pubblico, attraverso le nove sezioni in cui è articolata l’esposizione può pertanto ammirare, ancor prima delle opere di Arcimboldo, molti disegni (tra cui quelli di Leonardo) ed oggettistica di ogni tipo, in parte anche preziosa arte orafa, risalente all’epoca e che in qualche modo fornì un contributo all’ispirazione dell’artista. In totale sono presenti oltre 330 opere che comprendono lavori di altri artisti coevi.

Sono esposte le opere giovanili di Arcimboldo, tra cui i cartoni per le vetrate del Duomo di Milano e i disegni per il Gonfalone di Sant’Ambrogio, per giungere poi alle opere più celebri, pervenute per l’occasione da vari musei internazionali, come le Stagioni (Primavera, Estate, Autunno, Inverno) provenienti dal Louvre, gli Elementi della cosmologia aristotelica (L’aria, L’acqua, Il fuoco, La terra): in totale 8 tavole di dimensioni contenute (66 x 50 cm), dipinte tra l’altro in più versioni. Infine le opere buffe e quelle reversibili (tra cui l’Ortolano che, una volta capovolto, si trasforma in una natura morta).

Il titolo della mostra lascia chiaramente intendere un legame anche con il grande Caravaggio. Infatti tra le opere esposte figura la Testa reversibile con canestro di frutta cui pare essersi ispirato Michelangelo Merisi per la creazione della famosa Canestra della Pinacoteca Ambrosiana.

Altre opere da non perdere sono poi il Bibliotecario e il Giurista che appartengono al filone delle “pitture ridicole”. All’esterno del Palazzo Reale infine è esposta una scultura in vetroresina alta 5 metri dell’americano Philip Haas ispirata proprio all’Inverno di Arcimboldo, a testimonianza del fatto che ancora ai giorni nostri l’artista lombardo annovera imitatori.

Una mostra quindi da non perdere per ammirare i capolavori dell’artista più originale e stravagante del cinquecento lombardo e per apprezzare le allegorie misteriose da lui dipinte attraverso i fiori, i frutti, gli ortaggi, i libri e gli altri elementi naturalistici combinati tra loro in una sorta di trompe l’œil e inseriti con minuzioso realismo nelle singole opere in sostituzione di parti del volto dei personaggi raffigurati.

di Aurora Portesio

Arcimboldo. Artista milanese tra Leonardo e Caravaggio
a cura di Sylvia Ferino
dal 10 febbraio al 22 maggio 2011
Palazzo Reale, Piazza Duomo 12, Milano
orari: lunedì 14,30-19,30, giovedì e sabato 9,30-22,30, restanti giorni 9,30-19,30

(aprile - 21 - 2011)

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