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Siria. La polizia spara sulla folla

By   /   19 Aprile 2011  /   Commenti disabilitati su Siria. La polizia spara sulla folla

Le proteste non si placano. Migliaia di cittadini si sono riversati per le strade della città di Homs, la terza città siriana a 165 chilometri a nord di Damasco, dopo che la polizia domenica aveva sparato sulla folla, uccidendo 17 persone, che dimostrava contro la morte in carcere del loro leader tribale.

I manifestanti, sfidando l’avvertimento delle autorità che ritenevano quell’adunata “un’insurrezione”, si sono radunati nella notte nella città di Homs. Il comandante della polizia, con un megafono, ha chiesto alla folla radunata nella Piazza dell’Orologio (Clock Square) di disperdersi, altrimenti avrebbe dato ordine di sparare. E così è stato. Sono stati lanciati lacrimogeni e negli scontri è scappato un altro morto e a decina sono rimasti feriti. 

Alcune ore dopo la televisione di stato Siriana ha trasmesso un comunicato del ministero dell’interno che descriveva l’ondata di proteste un’insurrezione, riferendosi specificatamente a Homs, una delle due città dove “gruppi armati appartenenti a organizzazioni salafiste” stavano provando a terrorizzare la popolazione. I Salafisti, responsabili della morte dell’attivista umanitario italiano Vittorio Arrigoni, sono Sunniti che molti paesi arabi considerano gruppi militanti alla stregua di al-Qaeda.

Il Presidente Siriano, Bashar al-Assad, succeduto a suo padre Hafez al-Assad morto nel 2000 dopo 30 anni di governo, in un tentativo di calmare le proteste, sabato scorso, ha annunciato che toglierà il coprifuoco, che dura da quasi 50 anni, e che nelle prossime settimane introdurrà una nuova legislazione. Questa sua mossa non ha, tuttavia, evitato che le proteste continuassero.

Le proteste contro il regime di Assad, che appartiene al Partito Ba’ath, sono iniziate più di un mese fa nella città di Deraa e adesso sono dilagate in tutto il Paese. Si tratta dello stesso vento del rinnovamento che ha già investito il nord Africa, e la gente chiede le stesse riforme: più democrazia, libertà politiche e, soprattutto, la fine del regime e la deposizione di Assad. Dall’inizio delle manifestazioni ad oggi sono morte circa 200 persone.

Per il governo Siriano si tratta di una cospirazione e accusano gruppi armati e infiltrati equipaggiati con armi provenienti dal Libano e dall’Iraq. Per il Ministro dell’Interno, i gruppi Salafiti stanno provando a “diffondere il terrore in Siria usando marce per la libertà e riforme che sono già state annunciate dal Presidente Assad nei suoi discorsi”.

Nei giorni scorsi sono state pubblicate da Wikileaks cabli del Dipartimento di Stato Americano in cui si evidenziava che Washington cercava di minare il regime Siriano finanziando, con circa 6 milioni di dollari,  gruppi eversivi, tra cui un gruppo in esilio a Londra denominatoMovimento per la Giustizia e lo Sviluppo” e sostenendo il canale televisivo riformistaBarada”, il cui direttore è Malik al-Abdeh, fratello del capo del succitato gruppo in esilio.

Al-Abdeh ha smentito, dicendo che la rete televisiva è vicina al gruppo denominato “Dichiarazione di Damasco”, una larga coalizione di attivisti che comprende uomini e donne di diversi credi religiosi: Cristiani, Drusi, Curdi e Sunniti.

Secondo i cabli diplomatici, l’assistenza è iniziata nel 2005 sotto la presidenza di George W. Bush e continua con l’amministrazione Obama, anche se non è chiaro fino a che punto gli Stati Uniti stiano finanziando le opposizioni in Siria.

di Vito Di Ventura

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