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June , 2013
Wednesday
 

In Giappone la questione nucleare è ancora ben lontana dall’essere risolta ma, mentre il mondo si interroga su quali saranno le ripercussioni del disastro che ha colpito il Paese, il Primo Ministro giapponese Naoto Kan ha dichiarato che la situazione alla centrale nucleare di Fukushima “si sta stabilizzando poco a poco” e che le fughe radioattive stanno diminuendo. Kan ha poi invitato i Giapponesi a “riprendere una vita normale” e alla tranquillità.

Ma i dati non sono così tranquillizzanti. L’Agenzia nipponica per la sicurezza nucleare ha infatti innalzato al livello massimo di 7 la classificazione dell’incidente nucleare alla centrale di Fukushima, provocato dal terremoto e dal successivo tsunami dell’11 marzo scorso.

Questo significa classificarla al pari del disastro di Chernobyl del 1986, il più grave mai verificatosi. E si teme che la situazione possa anche peggiorare. La Tepco infatti, società che gestisce la centrale nucleare giapponese temeche la fuga di radiazioni possa essere maggiore di quella verificatasi a Chernobyl.

Insomma, quello che dichiara il Primo Ministro è fortemente contrastante con i dati che arrivano sulla situazione nucleare e che raccontano quindi una realtà ben diversa. Il direttore della campagna Energia e Clima di Greenpeace Germania, Thomas Breuer, afferma che “la storia dell’industria nucleare è macchiata di silenzi. Sia in Giappone che altrove, l’industria nucleare ha di nuovo cercato di minimizzare il rischio sulle popolazioni colpite da questa tragedia e solo dopo un mese accetta di riconoscere la gravità di quest’incidente: il massimo nella sua scala”. Greenpeace sottolinea il fatto che già tre settimane fa aveva chiesto di classificare a “livello 7″ l’incidente di Fukushima con il supporto di una puntuale relazione del Dr. Helmut Hirsch, esperto di sicurezza nucleare  ma il governo nipponico aveva rifiutato. “Il governo giapponese finalmente riconosce che la situazione è seria. Adesso deve rapidamente realizzare misure adeguate, come l’evacuazione di donne incinta e bambini dalle aree densamente popolate come le città di Fukushima e Koriyama” conclude Thomas Breuer.

Molte sono le preoccupazioni riguardo a possibili ripercussioni sui paesi vicini e sull’Europa. Sergio Ulgiati, professore di Chimica dell’Università Parthenope di Napoli e membro del Comitato scientifico di WWF Italia, ha detto  che “il rilascio dei radionuclidi di media e lunga durata nell’atmosfera e nell’acqua comporta una grave compromissione della catena alimentare. Un rischio che coinvolge le aree geografiche limitrofe, come ad esempio la Cina e la Corea, ma che in generale, se si considera il commercio globalizzato del cibo, non ha confini. Da qui deriva il principale pericolo”. “Sappiamo inoltre -continua- che la nube radioattiva è già arrivata in Europa anche se di bassa radioattività Il numero delle persone che verrà colpito da un cancro per radioattività sarà inferiore a quello del Giappone, dove sono stati calcolati circa 4mila morti di cancro entro il 2050 a causa dell’incidente di Fukushima. In definitiva possiamo dire che, anche per l’Italia, è impossibile prevedere gli effetti dell’incidente nucleare in Giappone ma possiamo affermare che sul lungo termine di sicuro ci saranno”.

Intanto una serie di forti scosse di assestamento ha colpito il Giappone orientale in questa settimana, rallentando i lavori all’impianto di Fukushima Daiichi per via delle temporanee evacuazioni degli operai e delle interruzioni dell’erogazione dell’elettricità.

di Elisa Cassinelli

(aprile - 13 - 2011)

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