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Legge islamica. Frustata a morte un’adolescente di 14 anni

By   /   30 Marzo 2011  /   Commenti disabilitati su Legge islamica. Frustata a morte un’adolescente di 14 anni

Il suo nome era Hena Begum, una ragazzina di appena 14 anni, condannata a 101 frustate per adulterio ovvero per aver avuto, secondo l’accusa, rapporti con un uomo sposato.

La “fatwa”, la sentenza religiosa, è stata emessa dell’Imam della moschea del paese e la relativa punizione è stata di 101 frustate, ma la piccola Hena è riuscita a resistere fino alla 70esima. Sanguinante e priva di sensi, trasportata in ospedale è morta dopo una settimana, ma il referto medico parlò di “suicidio”. Incredibile!

Hena era la più giovane di cinque figli nati da Darbesh Khan, un bracciante, e da sua moglie, Aklima Begum. La famiglia viveva a ShariatpurBangladesh, in una capanna di lamiera ondulata e legno e conduceva una vita semplice. Improvvisamente la loro vita è stata sconvolta con il ritorno, un anno fa, del cugino di Hena, Mahbub Khan.

Mahbub Khan aveva un figlio della stessa età di Hena e frequentava la stessa scuola. Khan s’invaghì della piccola Hena e cominciò a molestarla. Il padre di Hena si lamentò con gli anziani del villaggio per il comportamento del nipote, tre volte più grande della figlia Hena.

Gli anziani ammonirono Mahbub Khan e gli ordinarono di pagare 1.000 dollari di multa alla famiglia di Hena, ma su pressione dei parenti, il padre fu costretto a soprassedere. Qualche mese dopo, in una notte d’inverno, mentre Hena si stava recando alla latrina, una casotto all’aperto, Mahbub Khan l’ha aggredita, imbavagliata, e trascinata dietro i cespugli dove ha abusato di lei. Insospettita dalle urla smorzate di Hena, che lottava per sfuggire al suo aguzzino, la moglie di Mahbub Khan si recò fuori e scoprì i due e, per tutta risposta, trascinò Hena in casa sua, la picchiò, la colpì a calci e la denunciò.

Il giorno successivo, gli anziani del villaggio si incontrarono a casa di Mahbub Khan per discutere il caso. Khan e Hena furono giudicati colpevoli di una relazione illecita e l’Imam pronunciò la “fatwa” e la punizione di 101 frustate per la ragazza e 201 per l’uomo. Mahbub Khan, dopo le prime frustate, riuscì a fuggire, mentre la povera Hena non è riuscita a resistere oltre le 70 frustate.

Il Bangladesh è considerato un paese democratico e musulmano moderato, e la legislazione nazionale vieta la pratica della sharia, anche se la stessa viene ancora esercitata nelle aree rurali. La Corte Suprema, da circa 10 anni, ha dichiarato fuori legge le fatwa, ma secondo i gruppi per i diritti umani in questi anni ci sono stati almeno 500 casi di donne condannate da una sentenza religiosa.

Le Nazioni Unite stimano che quasi la metà delle donne del Bangladesh soffrono di violenza domestica, stupri, pestaggi, aggressioni con acido e anche la morte a causa del sistema patriarcale radicata del Paese.

Hena avrebbe potuto tranquillamente far parte di quelle statistiche, se non fosse stato per l’attenzione ed il clamore suscitato dai media che seguirono la sua morte, avvenuta il 31 gennaio. L’indignazione pubblica provocata dal rapporto dell’autopsia ha indotto il giudice ad ordinare la riesumazione del corpo di Hena e la seconda autopsia, eseguita lo scorso febbraio, al Dhaka Medical College Hospital ha rivelato che Hena morì per un’emorragia interna e il suo corpo portava i segni di gravi lesioni.

La polizia sta ora conducendo un’inchiesta e ha arrestato diverse persone, tra cui Mahbub Khan e i medici responsabili del rapporto di autopsia sono stati chiamati in giudizio per il  “falso rapporto di post-mortem, al fine di nascondere la vera causa della morte di Hena”. La famiglia di Hena è sotto scorta perché si teme una rappresaglia da parte dell’Imam e degli anziani del villaggio.

Sono trascorse solo due settimane dall’8 marzo, dalla giornata mondiale sulla violenza alle donne ed ecco che si viene a conoscenza di un nuovo e crudele crimine ai danni di un’adolescente in nome di un principio, di una legge, di una religione. Ma qual’è questo Dio che può volere la morte di un suo figlio e per giunta violenta? Come può conciliarsi l’essere Dio, creatore per Amore dell’universo, con la violenza? Da queste pagine, giorni or sono la nostra giornalista Alga Madia ha scritto un articolo proprio su questo “tipo” di  Dio o interpretazione che noi diamo di Lui, sia egli Dio, Allah, Buddha,…chiamatelo come volete.

di Vito Di Ventura

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