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Japan Horror di Giorgia Caterini

By   /   28 Marzo 2011  /   3 Comments

Di tutti i generi cinematografici l’horror è quello più estremo, quello che tocca le corde delle nostre paure e che anche se ci spaventa ci attira nelle buie sale cinematografiche.

Ovviamente l’horror nipponico non è solo cinematografico, ma è presente anche nei Manga e nelle antiche tradizioni popolari popolate dagli Yokai.

Il saggio di Giorgia Caterini, direttore didattico della scuola internazionale di comics, ripercorre nei 5 capitoli, più l’introduzione, che compongono il suo saggio la storia e l’evoluzione di questo genere all’interno dei vari media.

Si parte da una attenta analisi del concetto di horror, e di come la società giapponese lo consideri una parte indissolubile della propria cultura.
Ad esempio, vengono giustamente citati i famosi ukiyo-e (n.d.r. i dipinti del mondo fluttuante) realizzati nel periodo Edo dall’artista Katsushika Hokusai considerato l’antesignano dei manga.

La prima parte del saggio tratta il genere degli horror di stampo paranormale, ovvero quelli che vanno a prendere in prestito dalla tradizione spiriti irrequieti e fantasmi vendicativi. Questo filone è stato per molti anni popolarissimo, al punto che molti film sono stati adattati per il mercato occidentale, come ad esempio The ring e The grudge, diventando un successo planetario.

L’altro sotto genere analizzato è quello definito ipernormale.
In questa categoria sono presenti gli slasher e la sua evoluzione il torture Porn.
Classico esempio di Slasher sono Venerdì 13 oppure The Texas Chainsaw massacre, in cui un maniaco insegue ed uccide brutalmente un gruppo di persone, di solito adolescenti scatenati, senza una motivazione chiara se non quella di compiere un massacro.
L’altro sotto genere analizzato sono i torture porn; esempio chiarificatore  di torture porn potrebbe essere il film Hostel.
I torture porn devono il proprio nome alla struttura narrativa dei film che ricalcano quella dei film porno.

Nel porno non c’è bisogno di una trama solida, ci si aspettano solo sequenze di sesso più o meno perverse o esplicite. Il torture porn è lo stesso, solo che al posto del sesso ci sono violenze e torture su di una vittima. In entrambi i casi il finale è scontato, da una parte l’orgasmo e dall’altra la morte.
Un caso molto famoso di torture porn sono i film della serie Guinea pig, che infatti vengono analizzati in maniera approfondita nel terzo capitolo del libro.

Gli ultimi due capitoli trattano della ricerca di una nuova identità Giapponese.
Identità che si unisce in un melting pot socio culturale fatto di: cinema, manga e letteratura cyberpunk.

Il simbolo di questa fusione è un personaggio ormai cult: Tetsuo di Shin’ya Tsukamoto.
Nei film della serie Tetsuo il tema ricorrente è la mutazione dell’uomo e la fusione con la materia non organica. L’uomo come elemento estraneo della metropoli che per integrarsi deve diventare necessariamente macchina.
 

Onestamente leggendo in questi giorni di temi quali la fusione tra uomo e macchina come nei film della serie Tetsuo, non nascondo che la mente viaggia verso Fukushima dove si sta vivendo l’orrore vero.

 Dal punto di vista editoriale, ci troviamo di fronte un volume ben confezionato dalla casa editrice Tunué, casa editrice che ormai è diventata una certezza per la cura ed i materiali impiegati nei loro prodotti.
Sono presenti numerose immagini all’interno del volume sia a colori che in Bianco e nero.
 

Concludendo un ottimo saggio, che tratta in maniera scorrevole e piacevole un filone cinematografico da sempre all’avanguardia per tematiche ed idee sviluppate.
 

Consigliato a chi ama il genere ma anche a chi è curioso di scoprire qualcosa di questo affascinante e spaventoso mondo.

Japan Horror di Giorgia Caterini, brossurato, edizioni Tunuè , pagg. 112, euro 9,70.

di Ruffino Renato Umberto

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3 Comments

  1. umberto ruffino ha detto:

    Grazie per i complimenti 🙂

  2. angeldemon ha detto:

    Articolo scritto in modo eccellente. Mi piace tantissimo il tuo stile, Renato Umberto Ruffino!!

  3. luca ha detto:

    l’ autrice di japan horror ha mai pensato al suicidio

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