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Egitto. Patrimonio archeologico in pericolo

By   /   28 marzo 2011  /   Commenti disabilitati

Dal 28 gennaio i grandi Musei del Cairo (egizio, islamico e copto), il Museo greco-romano di Alessandria e i siti archeologici di Giza, Sakkara e Asswan hanno subito attacchi indiscriminati da parte di ladri professionisti, falsari o di semplici sciacalli.
È chiaro che se l’esercito abbandona le sue posizioni, l’immenso patrimonio egizio resta sotto attacco e di certo il momento di incertezza e di instabilità politica non è di aiuto in questo particolare frangente storico. Ad esempio, restano ancora da definire i poteri in merito alla salvaguardia del patrimonio del nuovo Ministro della Cultura, Emad Abu-Ghazi.
E questo vuoto politico mette ancora più a rischio il patrimonio egiziano.

Si moltiplicano i furti e i ritrovamenti in strada come nel Nilo ed anche se la polizia è tornata a presidiare i principali siti archeologici del Paese, le antichità sono ancora in pericolo.
Secondo gli ultimi dati diffusi dal direttore del Museo Egizio, Tarek El Awady, ad oggi i danni ammontano ad almeno 70 milioni di euro e 54 sarebbero le opere d’arte trafugate dal solo Museo Egizio del Cairo.
Nel frattempo, è notizia degli ultimi giorni il ritrovamento delle due statue rubate lo scorso 21 marzo dal tempio di Amenotep III a Luxor. 

Stando a quanto ritengono molti archeologi, gli smarrimenti e i trafugamenti di pezzi di valore sono riconducibili ad una chiara strategia da parte di ladri professionisti oppure all’iniziativa isolata di guardiani che si occupano della sicurezza per coprire l’assenza della polizia.
Certo non è facile fare luce in una situazione così complicata.
L’unico dato certo è che alle nuove sparizioni di opere d’arte e reperti archeologici si alternano decine di ritrovamenti, come il prezioso scarabeo rintracciato nel giardino del Museo Egizio o la statua di Akenaton ritrovata in mezzo alla strada e consegnata all’esercito.
Altri oggetti sono stati rinvenuti nel fiume Nilo, come i reperti consegnati presso la sede del quotidiano Al Ahram, rivelatisi ben presto dei falsi. 

Finora la strategia di Zahi Hawass, ex  Segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità Egizie, è stata quella di negare il trafugamento dei beni e di sminuire la qualità degli oggetti rubati. Dopo le sue dimissioni, archeologi ed attivisti lo hanno accusato di aver rifiutato l’aiuto offerto dall’Unesco per far pronte a questa emergenza nonché di aver favorito il traffico di reperti archeologici ed opere d’arte in favore della famiglia Mubarak, oltre che di aver fatto sostituire con dei falsi i 1578 reperti trafugati a Tel Basta, nel Delta del Nilo. 

Pochi giorni prima di rassegnare le dimissioni, Hawass ha dovuto affrontare non solo queste accuse così pesanti, ma anche una serie di scioperi da parte dei lavoratori dei siti archeologici e le proteste degli impiegati nei servizi di antichità, in piazza contro la disoccupazione, il precariato e i salari bassi.
Per far fronte all’assenza della polizia, l’ex Segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità Egizie aveva chiesto, tramite una campagna di mobilitazione su Facebook, ai giovani rivoluzionari di presidiare le aree strategiche. Nel frattempo, a Giza, veniva rubata una serie di statuette dal valore inestimabile, mentre i saccheggiatori del colosso del re Ramses II ad Asswan venivano fermati da alcuni archeologi tedeschi.
Inoltre, nei siti di Sakkara, Giza e Asswan, beni preziosi sono stati trafugati nei magazzini dai ladri e altri 200 reperti sono stati rubati e sostituiti con dei falsi nel deposito di Kom Owashim, nell’oasi di Fayoum.

Questo a dimostrazione di come i trafficanti d’opere d’arte in Egitto godano di una rete di relazioni e di protezioni che permetterebbe loro di vendere questi oggetti a collezionisti privati senza scrupoli, soprattutto quando si tratta di beni non inventariati.
E tutto questo mentre l’esercito abbandona il controllo sulle strade del Cairo, lasciando ogni giorno un immenso patrimonio dal valore inestimabile alla facile mercé di falsari e di ladri professionisti, in un vuoto assoluto di potere e sicurezza.

di Ahmed Abd El Megid

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