Come si può essere moderni, amanti della musica pop e allo stesso tempo buoni musulmani? Questo è il tipo di domande poste dal documentario “Islam Pop”, prodotto nell’ambito del progetto Greenhouse del programma Euromed Audiovisual e che andrà in onda sul canale satellitare Arte il 4 aprile.
Il documentario ruota intorno alla storia del primo canale musicale islamico, 4Shbab (“per i giovani”), che fa base al Cairo. Autore del documentario è Ismail Elmokadem, cineasta egiziano, che offre un modo interessante per scoprire le dinamiche interne dell’Islam nella travagliata società araba di oggi.
I due protagonisti del documentario sono Abu Haiba, direttore del canale islamico, e la modella Yasmine Osman, entrambi alla ricerca della realizzazione dei propri sogni. I due rispecchiano il crogiuolo di contraddizioni culturali che è il Medio Oriente di oggi. Vogliono le stesse cose di chiunque altro nel 21° secolo: fama, gloria e successo ma vogliono raggiungere tutto questo rimanendo nell’ambito islamico, senza compromettere i suoi valori. Riusciranno laddove non siamo riusciti noi?
Il film è stato prodotto da Alegria Productions (Francia), ZDF, in collaborazione con Al Jazeera English, RTBF – Télévision Belge, il contributo di RTS Radio Télévision Suisse Unité des Films documentaires e NRK. Il progetto parte da lontano, nel 2000, quando, dopo aver creato le prime due piattaforme satellitari islamiche Iqra e El Resalah, Ahmed Abu Haiba convince i suoi finanziatori sauditi che è il momento di reagire contro i programmi stranieri che “travisano i giovani musulmani”. Allora lancia l’idea di un canale musicale che avrebbe avuto il sapore di MTV, il colore di MTV, ma che sarebbe stato halal, cioè conforme alle leggi della religione.
Nasce 4Shbab che a suo dire “rende possibile l’essere musulmano e l’avere una cultura pop unica che promuove i valori islamici”. Il progetto è un mosaico universale che mette insieme le diversità delle culture musulmane di tutto il mondo. 4Shbab trasmette musica di gruppi musulmani da tutto il mondo in lingue differenti, come i rapper musulmani americani Native Deen, Rihan, 768, e molte canzoni arabe intrise di valori islamici come la pietà, la preghiera e la fede in Dio.
Dalla sua nascita la piccola catena lotta per sopravvivere e svilupparsi nel cuore di una tempesta di contraddizioni in quanto i suoi principali finanziatori sostengono un Islam conservatore. Ben presto, i garanti della purezza dell’Islam protestano contro il fatto che 4Shbab trasmette musica e coinvolge le donne.
Come Yasmine Mohsen, una delle prime top model del mondo arabo, che ha tentato di creare un programma sulla moda in cui le ragazze si presentano con abiti, accessori e trucco ma islamicamente compatibili. 26 anni, laureata in comunicazione, il sogno di Yasmine è quello di dare una visione moderna delle donne che indossano il velo o il foulard, affermando il diritto alla civetteria. Ma questo suo tentativo le è valsa l’ira di alcuni spettatori che l’hanno costretta a trasferire il suo programma su di un altro canale; su 4Shbab solo gli uomini hanno diritto di cantare e ballare.
Intanto il canale, che nel mese di febbraio ha più che quadruplicato gli ascolti, non può più trasmettere dall’Egitto e deve trasferirsi in Bahrein. Ma i sauditi premono per un controllo totale della linea editoriale del canale che a fine 2010 produceva circa quindici video a trimestre. I recenti sconvolgimenti nel mondo arabo potranno anche favorire un messaggio di islam moderno e consentire la sopravvivenza del canale?
di Giuseppe Favilla



