Leggo e riporto, tratto da Radio Maria: “Le grandi catastrofi sono una voce paterna della volontà di Dio, che ci richiama al fine ultimo della nostra vita. Se la terra non avesse catastrofi, eserciterebbe su di noi un fascino irresistibile, e non ricorderemmo che siamo cittadini del cielo”. Fu una frase che si riferiva al terremoto di Messina del 1908 detta dall’allora monsignor Mazzella.
Secondo queste parole e una trasmissione di Radio Maria anche il terremoto, la devastazione e le gravissime conseguenze in Giappone sarebbero frutto dell’ira di Dio verso i suoi figli. Quei figli che non sono degni di vivere una vita fino al suo naturale percorso, ma vanno puniti prima e in maniera tragica. Un Dio cinico, un Dio che non è più amore come avevamo studiato da piccoli, un Dio pronto a punire in maniera drastica chi sbaglia. Una punizione terrena oltre che divina che colpisce però non solo i peccatori, ma coloro che il peccato non lo conoscono ancora: ad esempio i bambini.
“Le catastrofi sono i giusti castighi di Dio. Alla colpa del peccato originale si aggiungono le nostre colpe personali e quelle collettive”.
Amen, verrebbe da aggiungere e fine delle speranze.
Continuo a voler pensare che il mondo, uomini e natura, non sono perfetti. Altrimenti non succederebbero le catastrofi. Altrimenti non saremmo sempre pronti a peccare.
Continuo a pensare che Cristo ha portato al mondo uno dei messaggi più importanti e meravigliosi che ci potessimo aspettare. Dio non è più colui che giudica in maniera cinica e spietata. Dio è padre. Un padre pronto al perdono, un padre che sopporta gli scivoloni dei suoi figli tendendo loro una mano, per farli rialzare.
Mi dispiace che questo sfugga proprio a quanti hanno dedicato a Dio la loro vita e non posso essere io a dover ricordare quanto tutti gli uomini siano peccatori, nessuno escluso. Purtroppo anche, senza scusanti, coloro che come chi sentenzia simili proclami, rappresenta proprio la parte di popolo umano che dovrebbe essere più vicina a Lui. Quella cui Lui ha affidato il compito preciso di essere la scia da seguire. L’esempio. La mano cui affidare la propria.
Vorrei fermarmi, ma non riesco a non dire che se il Signore nella sua intelligenza decidesse di punire qualcuno sulla terra inizierebbe proprio da coloro che con l’abito talare violano per sempre la purezza, l’innocenza di tanti bambini. Se questo non succede, o non è ancora successo, è sicuramente perché quel Dio cui tutti ci aggrappiamo nei momenti più duri, non ha ancora deciso questo, lascia ancora alle sue creature l’utilizzo del libero arbitrio.
Le sciagure naturali, ”non sono esigenza di giustizia di Dio”, ma fanno parte di quelle imperfezioni che forse volutamente ha creato.
Perché come si dice la perfezione non è di questo mondo.
di Alga Madìa





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