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Salvare dalla guerra il patrimonio culturale

By   /   19 marzo 2011  /   Commenti disabilitati

Una nuova guerra è alle porte e nuovamente si pone, fra i tanti, un problema: la difesa del patrimonio culturale dalla distruzione di indiscriminati bombardamenti. Tutti noi abbiamo sotto gli occhi ciò che è avvenuto nella ex Jugoslavia con i monasteri ortodossi o le moschee; simbolo di questa distruzione fu certamente il ponte di Mostar, oggi ricostruito in parte con gli stessi blocchi di pietra. È evidente, quindi, che tutti i siti del patrimonio culturale sono vulnerabili agli effetti della guerra e, per preservarli da questi effetti, l’ONU ha messo in atto un progetto per la loro difesa che si sta realizzando in molte nazioni nel mondo. Negli ultimi mesi, due Paesi hanno avviato la procedura per ottenere il riconoscimento di questo “status” da parte dell’ONU: il Libano e la Georgia. I siti delle città di Byblos in Libano e Mtskheta in Georgia, infatti, sono situati in aree piuttosto critiche. Già dichiarati patrimonio mondiale dall’Unesco, i siti saranno ora sottoposti allo status di “protezione rafforzata”. Infatti, il Comune di Mtskheta, in collaborazione con la delegazione dell’Unione europea in Georgia, ospiterà un focus group il 25 marzo per identificare gli attori chiave, tecnici, politici, autorità locali e militari, che dovranno essere coinvolti nello sforzo di garantire la migliore protezione per i siti in caso di ostilità.
I Comuni di Byblos e Mtskheta, ben consapevoli della situazione economica e del valore culturale dei loro siti – il turismo contribuisce in modo significativo alle loro economie locali – lavoreranno con questi soggetti e con i partner del progetto WATCH (Italia) e OCRD (Georgia) per sviluppare una strategia per soddisfare i severi criteri di inclusione di questi siti sotto “protezione avanzata”.
War Free World Heritage
è finanziato dall’UE nell’ambito del programma CIUDAD, che va dal 2009-2012 ed i cui obiettivi generali sono la sostenibilità ambientale ed efficienza energetica; lo sviluppo economico sostenibile e la riduzione delle disparità sociali; il buon governo e la pianificazione sostenibile dello sviluppo urbano. 

di Giuseppe Favilla

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