Dopo il disastro di Fukushima, in Germania, uno dei Paesi europei con il maggior numero di impianti nucleari, 19 centrali, sono riprese con forza le proteste contro il nucleare.
Migliaia di Tedeschi scesi in piazza. Cortei di protesta sono stati organizzati a Berlino e in altre città al grido di “spegnerli”. Thorben Becker, della Federazione per la protezione ambientale, un gruppo ambientalista, ha detto che il movimento ha ricevuto un notevole impulso con la crisi Giapponese. Più di 100 mila hanno aderito alle manifestazioni organizzate in più di 400 città.
Sabato scorso, i manifestanti hanno formato una catena umana di 45 km tra Stoccarda e la centrale nucleare di Neckarwestheim. Secondo la polizia alla protesta, organizzata da varie formazioni anti-nucleare, hanno partecipato circa 60 mila persone.
Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha annunciato una moratoria di tre mesi in merito, fino alla metà di giugno, alla proroga dei termini di funzionamento per le centrali nucleari. Questa mossa comunque porterà alla chiusura di almeno due impianti, come ha confermato, in un comunicato, il Ministro dell’Ambiente.
Nella riunione di ieri, la Cancelliera, il Ministro dell’Ambiente Norbert Röttgen e i Presidenti dei Länder che ospitano sul loro territorio le centrali nucleari, hanno deciso di spegnere i 7 impianti più vecchi per tre mesi per “testare la sicurezza degli impianti, accelerare l’utilizzo di energie rinnovabili e discutere a livello internazionale dei modi di uscire dal nucleare”.
La Germania fece la scelta del nucleare durante il governo di Gerhard Schroeder che programmò la graduale uscita dall’energia da uranio entro il 2021, ma la Merkel, lo scorso autunno, aveva concesso alle aziende energetiche 12 anni di prolungamento, poiché preoccupata per la sicurezza di approvvigionamento energetico del Paese.
di Vito Di Ventura




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