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La Setta del Peccato

By   /   16 March 2011  /   Comments Off

Yara. Yara, chi? La ragazzina trovata morta dopo 3 mesi di ricerche? Quasi non la ricorda più nessuno. Magari la ricordano a Brembate di Sopra. Magari si cerca il colpevole, i colpevoli, un uomo e una donna possibilmente insieme, ma anche separati. Yara si è persa dietro la solita foto mostrata sui giornali e in ogni singolo speciale televisivo che la stampa ha dato in pasto al grande pubblico.

Ma qui c’è di più; dietro a una ragazzina ferma sulla carta, c’è un omicidio irrisolto, un personaggio ben noto alla comunità, un mostro, uno stupratore che magari è anche donna, o forse in coppia, in una libidinosa notte di tentata violenza. No, non è possibile. C’è un segno dietro alla schiena, nella regione lombare. È un segno inciso post mortem. Inequivocabile. Due segni orizzontali in parallelo ed una X che li taglia in due. Inequivocabile come il coltello che li ha prodotti. Sfregio, un vilipendio. No, meglio. Un simbolo. Simbolo satanico. Allora Yara non è più una bambina, ma una vittima di un oscuro rituale in cui è sacrificata al Dio delle Rune.

Ero in studio quando a “Quarto Grado” un noto psichiatra ha approfondito la questione mostrando dei fogli con i simboli runici. Ero lì. Non era una finzione scenica, ma con abile dialettica era inevitabile fare un salto nel profondo degli abissi del male e citare un possibile collegamento tra le rune, l’ambiente Wicca ed il diavolo. L’oscuro sacrificio della vergine. Oscuro rituale con la vergine. Il più grande inganno del diavolo è quello di aver fatto credere di non esistere. Chiusura da vero decadentista, citando il decadentista per antonomasia, come mi farà notare il criminologo Massimo Picozzi in un fuori onda. La frittata è fatta. A poco serve quel fuori onda, la pista satanica scatena tutti. Come venne a dire un caro amico, quando non si sa dove sbattere la testa, si sente l’odore dello zolfo.

Le circostanze parlano chiaro, la scarpe da ginnastica sicuramente infilate dall’assassino che si dimentica i “fantasmini”. Un chiaro tentativo di violentarla. Ha rimesso tutto a posto dopo aver fatto il tentativo. Tutto nella medesima posizione. Ma prima l’ha uccisa con il coltello, arma da taglio, o forse l’ha uccisa strozzandola, o forse c’era un furgone bianco che l’ha caricata, poi l’hanno provata a violentare, un uomo di certo, magari la donna vedeva, lei è scappata. E questi due che fanno parte di una setta satanica l’hanno raggiunta e mentre uno la strozzava l’altra la pugnalava. Poi il segno del rito del sacrificio della vergine.

Questo è quello che sappiamo. Questo è tutto quello che sappiamo, perché le risposte le ha in mano l’eccellente dott.ssa Cristina Cattaneo - n.d.r. la patologa forense che si sta occupando delle indagini scientifiche sul corpo di Yara - che evidentemente conosce meglio di noi la materia e si dà più tempo per giudicare.

Ma una cosa la possiamo anticipare. La cosa più scontata di solito è quella giusta.
Le scarpe di Yara: dopo l’assassinio della ragazza, il corpo viene trascinato tra la sterpaglia alta. Viene trascinato dai piedi. Durante il trascinamento per l’attrito dei vestiti di Yara le scarpe si sfilano, con loro si sfilano i “fantasmini”. Per fretta l’assassino le rimette solo le scarpe.
Il segno dietro la schiena: la passione di Yara è ginnastica. Di solito si fa seguire un segno uguale, cioè due linee orizzontali parallele ad un risultato che, se è sbagliato, è codificato X. Cioè l’errore nelle gare di ginnastica è codificato con la X. Quindi con sommo sfregio alla bravura di Yara ed alla sua perfezione sportiva il suo assassino le ha praticamente scritto sulla schiena “hai fatto un errore”. Come diceva Cicerone, da qui ne consegue che l’assassino è sicuramente molto vicino alla ragazza. Ma non specificatamente di Brembate di Sopra. La conosce perché probabilmente frequenta le stesse attività di Yara e conosce i suoi orari. Probabilmente è di sesso femminile, ma non si può escludere la mano maschile, né la presenza concomitante della coppia. In questo caso, è quasi impossibile stabilire con certezza il sesso o il numero degli “offenders”. 

Al pubblico l’ardua sentenza ed agli inquirenti il difficile compito.  Mi resta la curiosità di sapere quale rito oscuro mischi le rune con il satanismo, ma già conosco ampiamente la risposta. Nessun rito mischia questi due aspetti estremamente dissimili. Ad ogni modo evidentemente la demonizzazione del paganesimo ancora miete le sue vittime 2000 anni dopo.
Oggi, a seguito della conferenza stampa dei vertici della Procura che indaga sul caso, sappiamo esattamente tutto quello che sospettavamo. Praticamente le indagini non sono neanche mai partite. Neanche sanno com’è morta. Per cui non meraviglia che questo buco senza fine sia coperto dalle continue ipotesi, per lo più bislacche, che cercano di colmare l’incertezza. Il problema è che alla richiesta di ulteriori 90 giorni di indagini preliminari ci si può solamente interrogare su un sistema che dovrebbe essere garante di sicurezza, ma che come al solito è allo sbando, senza una direzione, che anche sbagliata, potrebbe dare luogo ad una focalizzazione del problema. E devo dire che rimango basito ed indignato dal comportamento di chi afferma arrogantemente una propria dignità investigativa che in tre mesi non ha dato frutto. Se non fosse stato per un aeroplanino giocattolo ancora staremmo a sperare l’impossibile. E qui si rivendica il ruolo del giornalista investigativo che è necessario ad una società che non ha più un difensore, non ha più punti fermi. E si potrebbe a lungo parlare di dirigenti non avvezzi ad indagare ma a far quadrare i pezzi di un puzzle. Dove è finito il buon vecchio fiuto del poliziotto che seguiva per istinto la pista, non basandosi su fantasiose ricostruzioni o su dati pseudoscientifici che presi per veri diventano semplicemente un totem a cui aggrapparsi per non rivelare la verità?

Di fronte a casi come questo, molte Procure sono completamente allo sbando. Inoltre la struttura gerarchizzata delle indagini non permette un contatto diretto con il background dell’omicidio. Che ne è del carabiniere o del poliziotto che raccogliendo le voci ed assecondando la sua esperienza trovava la pista? Perso dietro le telecamere?

Oggi l’Italia è un posto meno sicuro, e lo è da anni. Adesso ne abbiamo solo la conferma.

di Imma Giuliani e Fabrizio Mignacca

Dott.ssa Imma Giuliani, laureata in psicologia cognitiva, Presidente Associazione “Progetto Vittime”
Prof. Fabrizio Mignacca – docente Corsi di Specializzazione in Psichiatria, Università di Roma “Tor Vergata”

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