ll Premier Netanyahu ha annunciato la costruzione di 500 nuovi nuclei abitativi destinati a coloni ebrei nella Cisgiordania occupata. Questa la prima reazione del governo israeliano alla strage di una famiglia ebrea avvenuta ieri dove sono morti padre e madre e i loro tre figli, di undici e tre anni, e di tre mesi. Una prima rivendicazione dell’attentato è giunta dalle ‘Brigate dei martiri di al-Aqsa’ (al-Fatah) apparsa sul sito web palestinese Quds-net ma si sta ancora indagando sui possibili mandanti della strage.
Il Premier israeliano ha invitato l’Autorità palestinese a collaborare “perché gli assassini siano trovati e puniti“, lanciando l’ennesimo invito ai vertici dell’Anp perché “smettano di incitare alla violenza nelle moschee e nei media sotto il suo controllo“. Il Presidente palestinese Abu Mazen ha “denunciato ogni violenza contro civili a prescindere dai motivi” riaffermando la necessità di arrivare al più presto a un giusto accordo di pace.
Nuove abitazioni saranno dunque destinate ai coloni, in quegli insediamenti che Israele ha sempre ribadito con forza manterrà sotto il proprio controllo in qualsiasi eventuale accordo con i palestinesi. Il Ministro dell’Interno israeliano però ha già fatto sapere che tale decisione non è sufficiente e ha proposto, come riportato da Ha’aretz, che vengano costruite “migliaia di abitazioni per ogni israeliano ucciso.”
Intanto oggi l’esercito di Israele resta dislocato in forze in Cisgiordania perché si temono reazioni alla notizia della costruzione dei nuovi alloggi. Bloccate le strade nella regione di Nablus e numerosi militari sono dispiegati nel villaggio palestinese di Awarta.
Il processo di pace si deteriora ulteriormente. Ma accanto al massacro ingiustificabile di questa famiglia avvenuto per mano palestinese, continuano anche gli attacchi israeliani. L’Agenzia di stampa Infopal fa sapere che a Nablus l’intera area è stata circondata da grandi insediamenti israeliani e, negli ultimi mesi, la violenza dei coloni ha fatto registrare preoccupanti escalation. Lunedì scorso, l’esercito aveva aperto il fuoco contro i residenti palestinesi per sedare gli scontri con i coloni: due palestinesi e un colono erano rimasti feriti. La settimana precedente, in seguito all’evacuazione dell’avamposto coloniale israeliano di Havat Gilad, i coloni avevano reagito attaccando un’abitazione palestinese ad Hawara; due bambini palestinesi erano stati ricoverati d’urgenza per aver inalato gas lacrimogeni. Ad al-Khalil (Hebron), negozi e proprietà palestinesi sono stati ripetutamente assaltati dai coloni israeliani armati che, negli ultimi giorni, hanno pure sradicato oltre 500 alberi d’ulivo piantati dove in passato sorgeva un loro avamposto.
L’Agenzia di stampa Nena news riporta che da sabato l’esercito, la polizia e lo Shin Bet hanno condotto e continuano a condurre rastrellamenti e ricerche con elicotteri e cani addestrati, in tutto il territorio circostante a Nablus, soprattutto nei pressi della comunità palestinese di Awarta, (dove secondo i dati diffusi dagli attivisti dell’International Solidarity Movement sono alemeno 25 i palestinesi arrestati da ieri, di cui 19 ancora in custodia militare), imponendo il coprifuoco in diversi villaggi dell’area e ripristinando diversi posti di blocco.
Come Amnesty Internetional ha denunciato nel suo rapporto annuale del 2010, le forze israeliane continuano a sgomberare con la forza i palestinesi e a demolire le case, in particolare a Gerusalemme Est, con la motivazione che gli edifici erano privi di permesso. Tali autorizzazioni vengono sistematicamente negate ai Palestinesi. Per contro, le colonie israeliane sono state autorizzate a espandersi su terreni illegalmente confiscati ai palestinesi. Le forze israeliane sono poi ricorse a un uso eccessivo della forza nei confronti di civili palestinesi, provocando molti feriti e morti.
di Elisa Cassinelli




