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La Cina teme che la “democrazia” possa invadere il Paese

By   /   11 Marzo 2011  /   Commenti disabilitati su La Cina teme che la “democrazia” possa invadere il Paese

All’Assemblea Nazionale del Partito Comunista Cinese che si svolge dal 5 di marzo e durerà una diecina di giorni, il capo dei legislatori, Wu Bangguo, ha espresso ieri la sua seria preoccupazione circa la possibilità che i movimenti democratici ispirati alla rivoluzione “dei Gelsomini”, che sta attraversando il mondo Arabo, possano colpire anche la Cina.

L’introduzione di una democrazia multipartitica e altri stili politici dell’Occidente potrebbero mandare il Paese “nell’abisso di un disordine interno”. “E’ importante che non tentenniamo mai specialmente sulle questioni di principio come il sistema dello stato. Se noi dovessimo tentennare, lo stato potrebbe affondare nell’abisso di un disordine interno”, così si è espresso il capo della Commissione Permanente del Congresso Nazionale del Popolo, Wu Bangguo, giurando che farà di tutto per mantenere l’attuale sistema politico del Partito Comunista.

Nel suo rapporto al Comitato Permanente, ai delegati della sessione annuale Wu ha affermato che Pechinonon accetterà il sistema dei partiti multipli che possano avvicendarsi al potere, diversificare il nostro pensiero portante, separare i poteri esecutivi da quelli legislativi e giudiziari, usare un sistema bicamerale o federale oppure privatizzare”.  

Wu ha inoltre affermato che la combinazione tra il sistema socialista di leggi e le caratteristiche Cinesi ha permesso di porre solide fondamenta che hanno garantito la crescita del Paese, la prosperità, la pace duratura e la stabilità, e tutto ciò, istituzionalmente e legalmente, fa sì che il Partito Comunista Cinese sia sempre al centro della leadership.

Questa è la risposta che il Politburo del partito comunista cinese dà alle provocazioni che sono circolate in rete, su Internet, dove i giovani si organizzavano per manifestare contro il regime, come hanno fatto, provocando la caduta dei dittatori, in Tunisia e Egitto.
La leadership cinese ha reagito con arresti di attivisti, la catechizzazione dei giornalisti stranieri da parte della polizia, e altre misure per evitare che le proteste potessero divampare e incendiare il Paese. Ciò è sintomo di paura, paura che nel “sistema” si possano aprire anche piccolissime falle da cui il vento della “democrazia” possa prorompere e provocare la fine del sistema stesso.

di Vito Di Ventura

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