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Sono le donne le vere protagoniste delle rivolte

By   /   8 Marzo 2011  /   Commenti disabilitati su Sono le donne le vere protagoniste delle rivolte

Sono loro, le donne, ad essere le protagoniste delle rivolte che stanno attraversando il Medio Oriente e il Nord-Africa. Protagoniste di un grande movimento che sta crescendo sempre di più e che negli ultimi anni ha visto loro in prima fila, sempre pronte a urlare la libertà, andando contro chi ancora non vuole riconoscere loro i propri diritti.

 In questa giornata dove si celebra la donna, Piazza Tarhir, punto nevralgico per le proteste contro il regime di Hosni Mubarak, è stata presa d’assalto da attiviste egiziane che hanno dato vita al “Corteo di un milione di donne“, organizzato su Facebook per denunciare la disattenzione dell’attuale governo militare verso le donne della rivolta. Le organizzatrici sostengono che i cambiamenti politici introdotti dall’Alto Consiglio Militare dell’Egitto  rafforzerà i sistemi patriarchiali di potere che hanno caratterizzato per anni la regione.

Durante le proteste contro il regime di Mubarak, le donne sono scese in piazza senza paura. E ora rischiano di essere messe da parte, ancora una volta. Amnesty International sottolinea come dopo decenni di discriminazione e disuguaglianza, alle donne viene ancora negato un ruolo nella creazione del nuovo Egitto e sono escluse sia dall’amministrazione in carica che dalla comunità internazionale. Solo pochi giorni fa, è stato nominato un Comitato Nazionale incaricato di riscrivere la Costituzione: ne fanno parte solo uomini e tutto questo costuisce un ulteriore passo indietro.

Amnesty sostiene che se la comunità internazionale si preoccupasse davvero dei diritti delle donne egiziane solleciterebbe la loro partecipazione in ogni aspetto della costruzione delle nuove istituzioni del Paese. E invece, l’atteggiamento del governo ad interim e della comunità internazionale fa riemergere quel paternalismo conosciuto dalle donne egiziane, che hanno vissuto per decenni sotto un governo oppressivo.

In questo clima di cambiamento epocale per il mondo arabo, Navi Pillay, Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, ha lanciato un messaggio alle donne: “In questo giorno rendo omaggio alle donne del Medio Oriente e del Nord Africa, ed alle donne di tutto il mondo che stanno affrontando grossi rischi per lottare per la dignità, la giustizia ed i diritti umani, per sé stesse e per i loro compatrioti. In Egitto e in Tunisia le donne erano presenti su Twitter, su Facebook e per le strade”. “In questi momenti di transizione storica, è importante che  i diritti delle donne siano messi in cima alla lista delle nuove priorità” sottolinea la Pillay alla luce del rischio che “revisioni della costituzione e riforme siano intraprese senza la loro piena partecipazione o che siano decisamente discriminatorie”. Rivolgendosi ai nuovi dirigenti al potere in Tunisia e in Egitto, il commissario Onu chiede che “lo Stato sostenga davvero la loro dignità, il valore delle donne con leggi, politiche e strategie che traducono queste parole in risultati tangibili”.

Infatti mentre si pensa a quale possa essere il nuovo futuro dell’Egitto si accantonano le donne, escludendole da un passaggio fondamentale per la società e per la costruzione di un ordine democratico. Si può dire che nel mondo molti passi avanti sono stati fatti ma la cultura patriarcale ancora sopravvive, fungendo da ostacolo per una reale transizione democratica. Questo infatti non avviene solo in Egitto, purtroppo. La donna messa da parte, discriminata e considerata inferiore è una realtà concreta, soprattutto nel Medio Oriente e in Africa. Ma l’Occidente non è sicuramente da escludere. Amnesty International sostiene che in molti paesi, alle donne viene ancora detto cosa possono fare, persino cosa possono indossare. In Arabia Saudita, Cecenia e Iran, se non rispettano i rigidi codici religiosi sull’abbigliamento, rischiano guai seri. E le donne che prendono parte alle campagne per il cambiamento vengono spesso derise e attaccate con violenza. In paesi come Filippine, Messico, Nepal e Russia note attiviste sono state uccise a causa del loro impegno. In Bangladesh, Cina, India, Zimbabwe e in molti altri Paesi, vengono regolarmente arrestate e torturate. Perchè sono donne e si battono per i diritti umani.

Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, fa notare che “notevoli passi avanti sono stati realizzati anche se in troppi paesi e società, le donne sono ancora cittadine di seconda classe”. La parità di accesso all’istruzione, alla formazione, alla scienza e alla tecnologia: strumenti chiave per migliorare salute e benessere della donna, dell’intera famiglia ma anche come opportunità di reddito e crescita. Strumenti ancora deboli o addirittura inesistenti in alcune parti del mondo.

C’è chi pensa che le donne debbano rimanere in seconda fila, perchè inferiori. E chi invece pensa che le donne possano essere la strada verso la democrazia e la libertà. Ma quello che non si può negare è il loro essere sempre protagoniste nelle lotte per i diritti e la giustizia. Che sia Medio Oriente o Europa,  Asia o Africa. Loro ci sono sempre.

di Elisa Cassinelli

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