Loading...
You are here:  Home  >  Cultura  >  Current Article

Perché le mimose non bastano

By   /   8 Marzo 2011  /   Commenti disabilitati su Perché le mimose non bastano

Festa delle donne: cene tra “femmine” e mimose? Tutti gli anni  questa ricorrenza torna a ferirmi quando intorno vedo che si continua a cadere nel facile tranello della festa commerciale.

Un business che offre e propone di tutto pur di fare affari: scatole e fiori con il nastro rosa, pacchetti con massaggi ai petali di rose ricercate e fine settimana per sole donne alle terme fra quintali di mimose recise.

Mi piacerebbe sapere cosa si pensa di festeggiare quando sarebbe ancora tempo di meditare, ricordare e soprattutto è tempo – mai come ora – di tornare ad indignarsi. L’otto marzo: il giorno del ricordo.

Una giornata dedicata alla donna e riconosciuta dalle Nazioni Unite in ricordo di quando iniziò quel lungo cammino per vedere riconosciuti i diritti fondamentali.

Era infatti l’otto marzo del 1857 quando, per la prima volta nella storia delle donne, alcune lavoratrici indissero uno sciopero per protestare contro le pessime condizioni in cui erano costrette a lavorare e per le altrettanto misere paghe che ricevevano. La polizia le attaccò duramente. Quasi un secolo più tardi, nel 1911, 140 donne ebree e italiane, per la maggior parte, rimasero uccise a New York in un incendio dovuto proprio alle pessime condizioni del luogo di lavoro ( il 25 marzo).

Un giorno triste e importante, un giorno in cui sarebbe bene che noi tutte riflettessimo su cosa siamo capaci di fare per venire fuori da una situazione, direi ancora stagnante, dove ancora tante sono le violenze sulle donne, dentro e fuori casa, sul corpo o sulla psiche, palesi o subdole.

Una società che vede i diritti fra uomini e donne perfettamente uguali sulla carta, ma gravemente sbilanciati nella realtà. Una società dove le donne sono ancora strumento di scandalo e dove molte – ahimè – vogliono esserlo. Dove  dobbiamo chiederci se e quanto siamo capaci di farci rispettare senza indossare pantaloni o quell’arroganza che non ci appartiene per mostrare la nostra forza, il nostro valore.

Forse in molte hanno dimenticato, altre addirittura non sanno, che quei sacrifici sono stati anche per noi, per i nostri diritti inalienabili, per la fine della discriminazione sessuale e per il diritto al voto.

Io gradirei non ricevere auguri. Ma se proprio la voglia di far festa è irrefrenabile si provi quantomeno ad accompagnare quel brindisi ad un pensiero verso chi quel giorno ha donato la vita, la sua vita, anche per noi.

Che non sia solo uno slogan quel “Se non ora, quando?” Che sia al contrario la voglia di alzare il mento e di tornare a combattere, a manifestare, contro quanti immaginano il nostro corpo solo uno strumento di piacere. Contro quanti quel corpo lo utilizzano, lo umiliano, lo distruggono.

Perché per una donna cretina che si  inventa “per gioco” uno stupro, altre migliaia non solo lo subiscono veramente, ma pagano a caro prezzo e per tutta la vita quella violenza che modificherà per sempre  l’approccio, il rapporto e la fiducia verso gli altri uomini.

Quella violenza che lascerà in dono un futuro reso triste da chi ha infierito, fisicamente o psicologicamente,  sulla nostra bellezza, sulla nostra dignità, sulla nostra storia che a gran fatica potremo riscrivere.

di Alga Madìa

    Print       Email

You might also like...

La magia dei barattoli di Natale diventa contagiosa

Read More →