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Nonostante le offerte del Sultano, in Oman continuano le proteste

By   /   1 Marzo 2011  /   4 Comments

Sembra che il vento della protesta abbia proprio fatto rotta verso l’Oman. La città di Sohar, la seconda più grande del Paese e il principale centro industriale, questo fine settimana è stata sede di scontri con la polizia, saccheggi di negozi e supermercati e attacchi a palazzi governativi, tra i quali la Walli House, sede del governatore che rappresenta il Sultano nella città.

Più di 1.000 sono scesi in piazza a manifestare e negli scontri che sono seguiti sarebbero morte  almeno 6 persone ed oltre una ventina feriti. Per il Ministro della Sanità, Ahmed Al Saidi, invece si è avuta una sola vittima e appena una decina di feriti.

Le manifestazioni anti governative sono continuate anche ieri, lunedì, mentre oggi dovrebbero spostarsi nella capitale, Muscat, nonostante il Sultano, Qaboos bin Said, abbia offerto 50.000 nuovi posti di lavoro, un sussidio di 150 reali al mese (pari a circa 400 Euro) a tutti i disoccupati registrati al collocamento, presso il Ministero del Lavoro, fino a che non trovino lavoro, oltre ad aver proposto di aumentare l’accessibilità agli studi e di aprire alla via democratica l’elezione del Consiglio Consultivo (Shura Council), cui verrebbero dati maggiori poteri legislativi.

Nel terzo giorno di proteste nella città portuale di Sohar, i dimostranti hanno bloccato le strade di accesso al porto e alla zona industriale, una raffineria e un’industria di alluminio, invitando lo staff del porto ad astenersi dal lavorare. Ma, a quanto pare, la produzione della raffineria, circa 160.000 barili di petrolio al giorno, non sembra abbia subito rallentamenti.

La gente chiede maggiore libertà di espressione, stipendi più alti, la fine della corruzione governativa, una nuova Costituzione e la punizione dei poliziotti che hanno sparato e ucciso i dimostranti.

L’Oman non appartiene all’OPEC poiché non è un grande produttore di petrolio, anche se estrae circa 850.000 barili al giorno. Tuttavia, esso è base di appoggio di quasi tutte le navi che passano per lo Stretto di Hormuz, lungo le coste dell’Oman.

L’Oman ha un forte legame politico e militare con gli Stati Uniti. Il Sultano Qaboos bin Said, che governa da 40 anni, nomina direttamente i membri del Gabinetto. Nel 1992 ha introdotto un Consiglio Consultivo (la “Shura Council”) come espressione popolare, ma senza poteri legislativi, cosa che i dimostranti chiedono a gran voce e che il Sultano ha già accolto, dando mandato ad un Comitato di studiare il caso.

Non è certo se l’apertura dimostrata dal Sultano servirà a stemperare gli animi dei dimostranti o se l’ondata di protesta inarrestabile che attraversa il mondo arabo continuerà fino alla sua deposizione. Molto potrebbe dipendere dagli Stati Uniti e dalla loro volontà di sostenere Qaboos bin Said, oppure, come nel caso di Mubarak, di lasciare che gli eventi abbiano il loro corso. 

Certo, la prima ed immediata considerazione che viene spontanea è che a ribellarsi e dire basta sono proprio quei popoli che da diversi decenni ormai hanno subito la dittatura di personaggi che una volta al potere lo hanno gestito in modo personale ovvero a vantaggio proprio e dell’entourage di cui si sono circondati.

In base a questa considerazione, dovrebbero cominciare a preoccuparsi tutti i governi che rientrano in questa categoria, in cui la democrazia dell’alternanza non è mai esistita o si è persa nella notte dei tempi. Giordania, la cui monarchia è al potere dal 1946; Siria, governata dalla famiglia Asad dal 1970 e Iran, dove Mahamud Ahmadinejad ha assunto il potere dal 2005 e non intende mollarlo, solo per fare alcuni esempi, sono su questa strada, senza dimenticare la Corea del Nord, naturalmente. Ma in Oriente le cose non vanno allo stesso modo…forse!

di Vito Di Ventura

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4 Comments

  1. Vito DiVentura ha detto:

    Cara Lettrice,
    se hai notizie fresche, di prima mano, ci farebbe piacere riceverle…proprio nello spirito collaborativo e per amore della verità. La mia mail è “diventur@libero.it”.
    Grazie!
    Vito

  2. oman ha detto:

    sono italiana e vivo a muscat da quasi due anni. critico la censura dell’informazione in medioriente ma condanno ancora più severamente la disinformazione della stampa italiana, e in questi giorni ho letto troppe notizie imprecise relative all’oman. vedendo la foto, sbagliata anche nell’architettura e negli abiti, non ho resistito…
    ho apprezzato la vostra risposta, grazie e buon lavoro!

  3. Vito DiVentura ha detto:

    Hai ragione la foto si riferisce alle manifestazioni in Bahrain. Grazie per la precisazione…e continua a leggerci e spronarci!

  4. oman ha detto:

    certo che ci vuole davvero un bel coraggio a pubblicare quella foto spacciandola per le “proteste in oman”…

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