Dopo avervi segnalato la sua opera, Fondo di magazzino, ho il piacere di intervistare e farvi conoscere meglio l’autore del volume Carmelo Calderone.
Carmelo, raccontaci come ti sei avvicinato al mondo del fumetto?
Come mi sono avvicinato al mondo del fumetto….. vediamo un pochino da dove cominciare. Diciamo che è stata mia madre che in modo molto innocente, quando ero piccolo mi ha comprato qualcosina tipo Tiramolla, Geppo, Il Giornalino, c’era Pinki che adoravo, ne vorrei l’integrale, magari lo chiedo ad Antonio della 001 Edizioni, Il Corriere dei Piccoli e Topolino. I fumetti mi hanno sempre affascinato per via dei disegni prima ancora che per le storie. Mio nonno, a cui è dedicato “ Fondo di Magazzino”, adorava dipingere e la cosa è stata trasmessa a mia madre che mi ha contagiato. Come tanti altri disegnatori ho sempre disegnato, sin da piccolo. Per questo motivo sono anche stato messo in punizione alle elementari; mentre alle medie, per realizzare quegli orrendi quadri di vasi di fiori, ho preso anche un paio di note… mi scocciava fare i fiorellini… sempre mostri, battaglie, personaggi Disney. Alle superiori più o meno in quarto ragioneria (mio padre non ha mai appoggiato l’idea dell’artistico ma c’è da dire che se lo avesse fatto magari oggi sarei stato in tutt’altre faccende affaccendato; tutto fa parte del percorso, poi ci vuole un po’ di volontà) l’insegnante di religione, mentre realizzavo un mega disegnone con tutti almeno nelle mie intenzioni i personaggi dei cartoni animati, mi apostrofò come violento davanti alla classe, perché c’erano troppi cartoni giapponesi e pochi Disney; i primi erano violenti ed i secondi rappresentavano la poesia… è nota, a tutti quelli che mi conoscono, la mia chilometrica fedina penale. Diciamo che questa passione è stata estremamente osteggiata da molti individui, fino anche agli anni più recenti dove mio zio in punto di morte appena rientrato dal Canada, dopo tanti anni, al mio renderlo partecipe per un lavoro di disegni, fatto su un libro di favole per bambini sordi, poco remunerato, mi risponde: “nella vita l’unica cosa che conta è quanto ti pagano per una tua ora di lavoro”, dieci giorni dopo è morto. Che bel ricordo vero? L’unica cosa vera che si può dire dei fumetti, per quello che mi riguarda, è che mi hanno letteralmente salvato la vita, mi hanno reso forte e mi hanno dato coraggio in momenti nei quali il mondo che ci circonda, cercava di fare irruzione nella mia anima provando a spersonalizzarla e a farmi sentire “ inadatto e sbagliato”.
Come ha detto una mia insegnante di lettere e storia, in un corso di un paio d’anni addietro: “chi legge fumetti ha capito il senso della vita” la cosa bella è che era seria e lo diceva ad un microfono davanti una cinquantina di persone. Quindi LEGGETE FUMETTI! (Concordo!)
Io nella mia recensione di Fondo di magazzino ti paragono a Bryan Talbot, è un paragone esatto, oppure ti consideri più vicino ad altri autori? Quali sono gli autori a cui sei maggiormente legato?
Bryan Talbot, mi piace molto, ho molte cose di lui, anzi tante ora che ci penso. Mi chiedi se il paragone con Talbot è esatto, può starci, come ci può stare quello di Bepi Vigna, nell’introduzione al volume, che fa un paragone con Yikito Kishiro e Osamu Tezuka. Il punto fondamentale è che sono onnivoro dal punto di vista fumettistico (come anche dal punto di vista alimentare), nella mia testa ci sono contaminazioni di generi e autori tra i più vari. Ho veramente dentro di me tante perle di bellezza inaudita, ho letto tantissime cose degli autori più disparati; mi sento molto orgoglioso della mia biblioteca di fumetti. Dopo un inizio gestito da mia madre, dopo una tossicodipendenza da supereroi e un successivo tunnel nel manga, negli ultimi dieci anni credo d’essermi affrancato da ogni inutile e limitativo schieramento fumettistico, o devozione senza se e senza ma nei confronti di autori specifici, apprezzando tutti i generi e nazionalità, non mi limito neppure al periodo storico, sono un cercatore d’oro. La più bella delle cose è la scoperta di nuove storie e autori.
Al di la delle schiere infinite di autori che adoro, la mia sempiterna devozione va in modo quasi assoluto al supremo, al geniale e al pionieristico Winsor McCay ed al suo Little Nemo, artista da inginocchiatoio… prima di lui c’era il buio fumettisticamente parlando. Ops! Ho appena contraddetto il mio pensiero precedente sullo schieramento di parte, ma McCay è morto quasi da cento anni, è quasi come Dante per l’italiano.
La trama di fondo di magazzino è molto particolare, come ti è venuta in mente una storia così?
Altra grande passione oltre il fumetto è il cinema. C’è una sequenza ben precisa di un fantastico film da cui tutto è scaturito. Il regista è Jim Henson il creatore dei Muppets, che adoro e dei quali ho DVD e action figure da urlo; il film è Labyrinth (Ndr. con protagonosta il duca bianco David Bowie) la sequenza è quella dove Sarah (la bambina protagonista del film) alla ricerca del suo fratellino, tra le varie prove e difficoltà, viene quasi corrotta e turlupinata (adoro questa parola) da una vecchia con una tonnellata di carabattole inutili caricate sulla schiena. Viene quasi sconfitta e soffocata dalle “cose” rischiando di dimenticare gli affetti. Una scena terrificante, quasi peggio di alcune scene di Alien o Nightmare. Una scena che mi angoscia ancora oggi. Ecco, il più chiaro e palese esempio a dimostrazione del principio chimico per il quale: Nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma. Tutto è ormai stato scritto, la cosa bella è nel provare a reinterpretare le cose a modo proprio; credere di avere un pensiero originale è quanto di più sbagliato ci sia al mondo; facciamo ormai tutti parte de “La storia infinita”. Nessuno si inventa niente. Mi è preso un colpo quando ho scoperto da dove deriva la parola “ rocambolesco”.
Uno dei miei passaggi preferiti del libro (o almeno il più poetico) è la parte intitolata “Dove comincia l’infinito” scritto da Alberto Calderone. Ce ne parli?
Alberto, come chi leggerà i ringraziamenti e potrebbe intuire dal cognome, è mio fratello. “Dove comincia l’infinito” è un piccolo racconto che mio fratello scrisse per un concorso letterario, di solito Alberto non è che scriva tanto, ma questa volta per me ci ha preso alla grande. Avevo già cominciato a disegnare Fondo di Magazzino ed era un peccato che questa favola restasse nel cassetto, era funzionale alla storia (o almeno credo) e quindi l’ho messa dentro. A mio fratello voglio un bene assoluto, ed è stato lui ad aiutarmi nella parte digitale della realizzazione del fumetto: scansioni, colori, neri, ripuliture.
Come ti è venuto in mente di realizzare dei balloon personalizzati per tutti i personaggi di fondo di magazzino?
I baloon personalizzati hanno colpito un po’ tutti, e che sarà mai? Anche Antonio Scuzzarella, il mio editore, mi disse che sarebbe stato da pubblicare solo per la meraviglia di quei baloon. Si deve tutto a chi è passato prima di me su questa terra; il primo che mi viene in mente è il mitico Pogo di Walt Kelly. In Pogo ci sono vari modi di parlare, differenti baloon e diversi font per far parlare i personaggi. Il baloon personalizzato, potrebbe risultare un po’ pesante e rallentare la lettura, ma per come l’ho intesa io, voleva essere una forte e ulteriore caratterizzazione dei personaggi che nel fumetto sono tanti quanti al Muppet Show. Ho cercato di rendere i personaggi familiari nel più breve tempo possibile, spero di esserci riuscito.
Altra particolarità del volume è la bellissima copertina ed in generale la cura editoriale del volume. È stata una tua volontà quella di voler dare al tuo libro questo aspetto ricercato sia nella grafica che nei materiali?
Quello che riguarda la cura editoriale è stata una collaborazione molto sentita e bella con la 001 Edizioni e con il direttore Antonio Scuzzarella. Non voglio sembrare uno sviolinatore impazzito, però la 001 è una delle più belle realtà fumettistiche presenti oggi in Italia; la collana Made in Italy (di cui fa parte Fondo di Magazzino) è veramente intraprendente e fuori dal coro! E’ sotto gli occhi di tutti la cura nei suoi volumi. Per la copertina, Antonio mi disse che gli sarebbe piaciuta una copertina panoramica con il disegno anche sulle alette del libro, alla fine dopo vari soggetti mi sono ispirato a Il Quarto Stato (dipinto famosissimo, realizzato dal pittore Giuseppe Pellizza da Volpedo nel 1901) e ci ho messo dentro tutti i personaggi della storia. L’ho già detto che adoro i Muppet?
Quali progetti ti attendono nell’immediato futuro?
Ci sono tante idee, ma adesso sono concentrato sulla promozione di Fondo di Magazzino, comunque come si intuisce dal libro ogni tavola porta via tantissimo tempo. Mi piacciono parecchio le favole ma non ho obiettivi particolari, da ciò deriva che io intanto sto disegnando alcune cose, se poi riuscirò a farne uscire un nuovo volume sarò contentissimo.
Ovviamente ringrazio Italnews per questa bellissima e nuovissima opportunità e mi scuso con i lettori per la mia logorrea, ma siete fortunati mi sono trattenuto.
Grazie a Carmelo per la bella intervista, che manda un saluto a tutti i lettori di Italnews.
di Ruffino Renato Umberto