Egitto: al lavoro la Commissione per la revisione della Costituzione
Dopo le dimissioni del Presidente Mubarak, avvenute lo scorso 11 febbraio, la Camera e il Parlamento sono stati sciolti e il potere, sotto l’egida dei militari, è passato ad interim al Presidente della Corte Costituzionale egiziana.
L’uscita di scena di Mubarak ha lasciato quindi il potere politico sotto il controllo del Consiglio Supremo delle Forze Armate, composto da 18 militari e presieduto Mohamed Hussein Tantawi, Ministro della Difesa in carica, uomo chiave di questa delicatissima fase di transizione, Capo di Stato provvisorio dell’Egitto, in virtù dell’assunzione de facto dei poteri presidenziali.
Ai militari viene demandato, quindi, il compito importantissimo di traghettare il Paese verso la democrazia.
Mentre il governo è rimasto ufficialmente in carica, il Parlamento è stato sciolto dal Consiglio che ha deciso anche la sospensione della Costituzione, promulgata dal Presidente Anwar Sadat nel 1971, in sostituzione di quella provvisoria del 1964 e modificata dal Presidente Mubarak nel 2007, attraverso una serie di emendamenti, fortemente contestati dall’opposizione, ma approvati con referendum popolare.
Tra i propositi del Consiglio Supremo delle Forze armate, in primo piano c’è quello di mettere fine allo stato d’emergenza in vigore nel Paese dal 1981 – n.d.r. anno in cui il Presidente Anwar Sadat fu assassinato per mano di al-Jihad, un movimento politico di matrice islamica che si opponeva alla secolarizzazione della nazione. Lo stato d’emergenza è stato poi ripetutamente rinnovato, prima per periodi di tre anni, dal 2006 ridotti a due e prorogato dal Parlamento egiziano nel 2010 fino al 31 maggio 2012, nonostante le proteste di gruppi locali e internazionali per la tutela dei diritti umani, oltre che dell’opposizione al Governo – “solo quando le condizioni di sicurezza lo permetteranno”. In sostanza, il Consiglio Supremo sta mantenendo la stessa “legislazione d’emergenza” che ha permesso a Hosni Mubarak di governare arbitrariamente l’Egitto per trent’anni, per assicurarsi che la transizione resti nel quadro che esso ha tracciato. Nel frattempo, ha annunciato che rimarrà al potere per sei mesi o fino alle prossime elezioni legislative e presidenziali, rispettando i trattati internazionali, tra cui quello che sancisce la pace con Israele.
Lo scorso 15 febbraio, il Consiglio Supremo delle Forze Armate egiziane ha annunciato la fondazione ufficiale di una Commissione per la revisione della Costituzione, col compito di apportare emendamenti alla Carta costituzionale entro i 10 giorni successivi. Emendamenti sui quali si esprimerà, entro due mesi, il popolo egiziano attraverso un referendum popolare.
La Commissione per la revisione della Costituzione assume dunque un ruolo fondamentale per il ripristino dell’ordine pubblico del Paese. Composta da 8 membri, comprende tre giudici, tre esperti legali e un rappresentante dei Fratelli Musulmani, la maggiore fazione di opposizione del Paese, oltre al Presidente, Tareq El-Bishri , ex giudice della Suprema Corte costituzionale, uno dei principali pensatori dell’Islam moderato.
Secondo quanto riportato dall’Agenzia stampa ufficiale Mena, la Commissione ha lavorato in modo particolare agli emendamenti degli articoli relativi alla qualifica alla candidatura presidenziale, alla durata dell’incarico presidenziale, alla supervisione giudiziaria delle elezioni, alla qualifica dei membri dell’Assemblea del popolo e al potere del Presidente di emendare la Costituzione. Questo significa che il sistema presidenziale, che è alla base della forma di governo che l’Egitto si è scelta, non verrà messo in discussione e che saranno modificati soltanto quegli articoli che riguardano le elezioni presidenziali e il controllo giudiziario di quelle parlamentari.
Due giorni fa l’Agenzia Mena ha diffuso la notizia che la Commissione per la revisione abbia suggerito che i mandati presidenziali, prima illimitati per previsione costituzionale, siano invece ridotti a due al massimo e che la durata di ciascun mandato passi da sei a quattro anni.
Non resta che seguire con attenzione l’esito dei lavori della Commissione per comprendere quale futuro potrà delinearsi per l’Egitto; dalla nuova Costituzione, infatti, dipende gran parte del delicato e complesso processo di democratizzazione del Paese.
di Ahmed Abd El Megid
foto di: zedany.com









