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May , 2013
Wednesday
 

La situazione in Libia sta degerando e la diplomazia internazionale sta cercando di trovare una soluzione all’escalation di violenza e di repressione che il Paese sta vivendo ora dopo ora. Secondo alcune fonti del Ministero degli Esteri tedesco, i Paesi dell’Unione Europea hanno raggiunto un accordo sulle sanzioni da imporre contro la Libia. La decisione formale sarà presa all’inizio della prossima settimana a Bruxelles.

Secondo quanto riferito da fonti diplomatiche a Bruxelles, la prima occasione utile per adottare le sanzioni contro il regime di Tripoli potrebbe essere la riunione dei Ministri dei Trasporti, Infrastrutture ed Energia di lunedì. Diverse le opzioni messe in discussione: dall’embargo sulle armi alla Libia su cui tutti sono d’accordo, alle ipotesi di bando ai viaggi per le personalità del regime e di congelamento dei beni. Escluse, per il momento, le sanzioni economiche, cui è contrario “un fronte di Paesi più ampio”.

Intanto il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si riunirà di nuovo oggi per una sessione d’emergenza sulla crisi libica. A confermarlo è il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, a Godollo, vicino a Budapest, per una riunione congiunta dei Ministri della Difesa della UE. “I lavori continuano con grande intensità, una decisione sarà presa a breve, ma non posso essere più precisa sui tempi“, ha detto Maja Kocjancic, portavoce dell’Alto rappresentante per la Politica estera e di Sicurezza comune europea, Catherine Ashton.

Rasmussen ha poi annunciato che oggi pomeriggio si terrà anche una riunione di emergenza della Nato a Bruxelles. “Chiaramente la priorità deve essere data all’evacuazione e, possibilmente, anche all’assistenza umanitaria”.

Inotre Rasmussen sostiene che l’eventuale istituzione di una “no fly zone” sulla Libia avrebbe bisogno di un “chiaro mandato dell’Onu”. Rispondendo a una domanda riguardo alla possibilità che la Nato agisca in questa direzione, ha detto che “è troppo presto” per rilasciare commenti in proposito.

Ha allontanato l’ipotesi anche l’Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza comune Catherine Ashton, in una conferenza stampa a Budapest: “L’imposizione di una no fly zone sulla Libia è stata oggetto di discussione tra gli Stati Uniti e alcuni stati membri dell’UE, ma al momento è estremamente complicata da realizzare. Quel che dobbiamo fare deve essere invece efficace da subito per mettere sotto pressione le autorità libiche e fermare la violenza”.

L’UE dunque deciderà su sanzioni nei confronti del regime libico nei prossimi giorni. Sanzioni  che prevedono anche il congelamento dei beni e il blocco dei visti.

A premere sulle sanzioni sono state in particolare la Francia e la Gran Bretagna. “Gheddafi se ne deve andare” ha detto Nicolas Sarkozy in visita in Turchia, affermando che le violenze perpetrate in Libia dal regime del Colonnello contro il popolo sono “inaccettabili e saranno oggetto di inchieste e sanzioni”

Intanto la Commissione europea ha deciso lo stanziamento di tre milioni di euro di aiuti alla Libia e ai Paesi vicini per le prime necessità umanitarie. Questi fondi di emergenza serviranno a fornire cibo e medicinali e altri beni di prima necessità per i cittadini libici e per i profughi che si stanno dirigendo verso Egitto e Tunisia per fuggire alle violenze.

L’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti dell’uomo, Navi Pillay, si è detta preoccupata per l’intensificazione allarmante della repressione contro la rivolta popolare in Libia che ha fatto migliaia tra morti e feriti. All’origine delle proteste c’è, secondo Pillay, “il disprezzo totale” del leader libico Muammar Gheddafi.

La situazione in Libia sta degenerando di ora in ora. Almeno cinque persone sono state uccise oggi quando le forze di sicurezza libiche hanno aperto il fuoco contro i contestatori nel distretto di Janzour, nella parte occidentale di Tripoli. Gli episodi di violenza sono arrivati dopo che i contestatori hanno preso il controllo di diverse città vicino Tripoli, in seguito alla ribellione che ha avuto come epicentro Bengasi.

di Elisa Cassinelli

(febbraio - 25 - 2011)

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