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Tunisi: ucciso sacerdote polacco

By   /   19 febbraio 2011  /   Commenti disabilitati

Non più bianche spiagge assolate, sabbia dorata, docili cammelli, alte palme, profumati gelsomini o il rito del tè ai pinoli…L’immagine che oggi ci viene dalla Tunisia è di grande tristezza e profondo dolore ed è una di quelle notizie che non avremmo mai voluto dare, anche se era nel computo di una rivoluzione.

Il cadavere di un sacerdote polacco di 34 anni, Mario Marek Rybinski, economo alla Scuola Salesiana di Manouba, è stato scoperto ieri in un deposito dell’edificio scolastico alla periferia di Tunisi. La vittima era stata sgozzata e collocata in un deposito della scuola, come ha fatto sapere l’Arcivescovo di Tunisi, aggiungendo in una nota che sia la famiglia salesiana che quella della vittima nonché l’ambasciatore della Polonia in Tunisia sono stati messi a conoscenza della tragedia. L’assistente della vittima ha rivelato che il sacerdote è stato picchiato prima di essere assassinato.

Il Ministero dell’Interno esprime la sua profonda tristezza dopo l’annuncio della morte del sacerdote, accusando “un gruppo terrorista fascista con orientamento estremista di essere dietro a questo crimine”, come farebbero pensare le modalità dell’omicidio. Il Ministero denuncia “lo sfruttamento da parte di estremisti delle attuali circostanze eccezionali per disturbare l’ordine pubblico, coinvolgere il Paese nella spirale di violenza e disordine e di seminare il terrore tra le fila dei cittadini”. Soprattutto alcuni sostenitori dell’estremismo in quest’ultimo periodo hanno urlato slogan  razzisti ed  estremisti in occasione di alcune manifestazioni in cui incitavano al rifiuto degli altri, al razzismo e alla discriminazione religiosa. “Questo significherebbe un ritorno all’indietro di molti secoli” dice preoccupato il Ministro. Le autorità hanno condannato “fermamente questo vile attentato” ed  il Ministero dell’Interno ha promesso ai suoi autori e agli istigatori “le più dure sanzioni” e rassicura tutti i cittadini e gli stranieri, in particolare, che non lesinerà alcuno sforzo per instaurare la sicurezza, colpendo tutti gli attacchi e punendoli secondo il loro grado di gravità.  Invita, inoltre, “tutti i Tunisini a vigilare e contribuire alla lotta contro questi gravi reati di terrorismo, al fine di rafforzare la stabilità e preservare le conquiste della rivoluzione”.

Un’inchiesta è stata aperta dal Giudice Istruttore del Tribunale di Manouba, ma appare chiaro che la Tunisia, a diverse settimane dalla rivoluzione, è tutt’altro che “normalizzata”. Bande di delinquenti seminano il terrore in tante città soprattutto dell’interno e del sud; intere categorie di lavoratori, professionisti, studenti, disoccupati scendono tutti i giorni in piazza per reclamare aumenti salariali e migliori opportunità lavorative, come se la democrazia di per sé potesse portare lavoro, soldi e felicità nel giro di pochi giorni. A questi si uniscono frange di estremisti religiosi  che, ridotti al silenzio per decenni, ora fanno sentire alta la loro voce e ammoniscono il potere provvisorio che senza di loro non si potrà di certo fare a meno. Gridano i loro slogan per far chiudere i siti internet porno, le case di tolleranza, le sinagoghe e ora attentano all’educazione cristiana.

Il Primo Ministro Ghannouchi è convinto che non si tratta di ferventi religiosi, ma di frange della vecchia guardia di Ben Ali intenzionate a seminare il terrore. Ma l’ex Presidente è in fin di vita o forse addirittura morto! A chi giova, dunque, questo terrore gratuito?

Oggi il vero problema è l’ordine pubblico. Uno Stato come la Tunisia, che vive di turismo ed invita Francesi, Tedeschi, Italiani, Spagnoli, Russi a ritornare sulle sue assolate spiagge perché ormai “il peggio è passato”, con le le casse dello Stato che cominciano a svuotarsi per mancanza di introiti di valuta pregiata, non può permettere che questi pazzi vadano in giro a seminare odio e passino alle vie di fatto in tutta tranquillità. Perché non c’era una pattuglia della polizia a guardia dell’edificio? Data la situazione, era prevedibile un attacco ad un obiettivo “significativo” agli occhi degli estremisti o pseudo tali.

Forse è ora che i Tunisini si sveglino dall’inebriante autocompiacimento rivoluzionario e si rendano conto che il 14 gennaio la rivoluzione non è finita, ma solo cominciata e che bisogna portarla avanti tutti i giorni, vigilando affinché i suoi nemici non prendano il sopravvento.

di Giuseppe Favilla

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