18
May , 2012
Friday
 

Cammino a passi veloci. Sono in ritardo, come sempre, mi dico. Mentre entro nella Sala Eventi di via Margutta, sento una musica che mi fa credere di avere sbagliato luogo. E’ un’orchestrina di suonatori di musiche balcaniche. Non sbaglio. Franco Di Mare è lì, solo sul palco, come fosse una pièce teatrale, mentre invece sta presentando il suo ultimo libro. Un romanzo, per l’esattezza un romanzo d’amore, un dono d’amore.

“Non chiedere perché” (edito da Rizzoli) è il dono che lui fa ai Paesi che da reporter di guerra ha, come dire, visitato, guardato, in cui ha vissuto, a cui ha chiesto – e si è spesso chiesto – il perché. Il perché di evitabili guerre? Quella in cui si sviluppa il suo racconto è la guerra fratricida nella ex Jugoslavia, a Sarajevo, ed è, con ogni probabilità, il regalo che lui stesso ha voluto fare a distanza di tanti anni ad un Paese così vicino al nostro, al punto che “risulta difficile notarne le differenze culturali. Leggono i nostri libri, guardano la nostra tv, mangiano quasi come noi e abitano a meno di un’ora di volo da noi ….” Un uomo (Marco) che è probabilmente al tempo stesso protagonista ed autore del libro, che torna da quella guerra arricchito. Una ricchezza che può accumulare, e mai più disperdere, soltanto chi sa guardare negli occhi, dentro gli occhi, fin nel più profondo dell’anima.

Le sue mani continuano a muoversi, ad intrecciarsi in una gestualità che pare avvalori le sue parole: “Serve un pizzico di follia per inseguire, nella vita, quello che a tutti appare un sogno irragionevole”.

Bella e coraggiosa l’idea di presentare il suo libro da solo, quasi a non cercare il sostegno di nessuno. Unico relatore, col supporto di video di testimonianze di chi, in ruoli diversi, si trovava nei Balcani durante quella guerra e con filmati  che ripropongono i documenti dell’autore per il suo telegiornale: quando indossava occhiali grandi da nasconderne la fisionomia.  Nessuna conferenza, solo Arnaldo Colasanti che sale sul palco e dedica il suo intervento agli aspetti più pervasivi, permeanti della psicologia umana, che si ritrovano in questo romanzo, senza mai appesantire la platea di parole che troppo spesso, in queste circostanze, suonano invece ricche di retorica e di facili, smielati complimenti reciproci.

A lui non servono: è bravo e questo libro ne è la dimostrazione.  E’ la dimostrazione del suo talento narrativo fino ad ora a noi sconosciuto. Un romanzo che ho letto d’un fiato in una notte resa insonne da quelle sensazioni, di emozione e commozione, direi davvero inaspettate.

di Alga Madìa

(febbraio - 19 - 2011)

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