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Ronaldo saluta il calcio

By   /   14 febbraio 2011  /   Commenti disabilitati

Luis Nazario da Lima ha deciso di appendere le scarpette al chiodo. Uno dei più forti attaccanti di tutti i tempi dice stop.

Potente e agile come nessun’altro ha deliziato le platee mondiali con giocate e numeri mai visti prima su un campo da calcio. La velocità con la quale eseguiva i suoi dribbling, la rapidità con la quale saltava gli avversari, il senso del gol da attaccante inesorabile sono le doti che hanno caratterizzato questa macchina del calcio.  È stato un brasiliano atipico che non cercava la giocata fine a se stessa, ma indirizzava ogni movimento verso lo scopo principale del gioco: mettere la palla in fondo al sacco.

All’età di 16 anni, nel Cruzeiro, dimostrò di saper fare cose impensabili ai giocatori normali. Sbarcato in Europa, al PSV Eindhoven, confermò di non essere il solito presunto campione, ma un Fenomeno. Poi Barcellona e il titolo di Pichicici con 34 reti. Per portarlo all’Inter Moratti pagò la cifra record di 48 miliardi di lire. Trasformò una buona squadra in un’ottima squadra: 10 giocatori al servizio del campione. Come Pelè nel film “Fuga per la vittoria”, Ronaldo era capace di superare quattro o cinque avversari ed arrivare dritto davanti al portiere. Dentro l’area di rigore dimenticava le sue origini brasiliane e, freddo come uno scandinavo, diventava un cecchino infallibile. Pallone d’oro nel 1997 giocò in Francia un mondiale da protagonista. La sua finale fu preceduta da convulsioni di origine epilettica. Fu comunque schierato da mister Zagallo. L’immagine di Ronaldo che scende, quasi zoppicando, dall’aereo è una delle più tristi immagini di quell’estate. Ma i guai non erano che all’inizio. Un tendine troppo debole per reggere quadricipiti tanto potenti lo fermò per quasi 6 mesi.

Mai ci fu rientro tanto sfortunato. Finale di andata di Coppa Italia all’Olimpico di Roma: una finta, la sua solita, e un nuovo crack. Rottura totale del tendine rotuleo del ginocchio destro, lo stesso già infortunato. Il Fenomeno è finito. Molti quella sera pensarono che Ronaldo non avrebbe più calcato i campi di calcio. Invece si risollevò, tornò dopo oltre un anno, forte come prima. Ma l’Olimpico gli volle regalare un altro scherzo, l’ultimo. Fu il 5 maggio. Lacrime e addio. Dopo 100 partite e 59 reti Ronaldo lascia l’Inter. Diventa galacticos.

In Spagna gioca per quattro stagioni e segna grappoli di gol, oltre 100 in 177 partite. Non è più quel calciatore spacca difese, non ha una gran voglia di allenarsi, ma negli ultimi 30 metri nessuno regge il confronto. Nel 2002 domina il Mondiale in Corea-Giappone. È campione del mondo e per la seconda volta vince il Pallone d’oro. A Madrid vive un periodo avaro di successi. Nel gennaio 2007, in piena era Capello, Ronaldo compie il grande passo. Diventa un giocatore del Milan.

Segna nel derby la rete del vantaggio milanista e viene subissato dai fischi dei suoi ex tifosi. Mette a segno 7 reti in 14 partite e contribuisce alla qualificazione dei suoi alla Champions League. I malanni fisici però lo perseguitano. Il 13 febbraio 2008 il tendine rotuleo, il sinistro, lo tradisce. Alla scadenza del contratto con il Milan decide di tornare in Brasile, al Corinthias. Assistito da una classe immensa continua segnare con una certa regolarità, ma la bilancia non lo lascia tranquillo.

Il 14 febbraio 2011 dice basta. Nel giorno di San Valentino il Fenomeno, l’attaccante capace di far innamorare milioni di persone, si ritira.

di Luca Paradiso

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