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La Tunisia schiaffeggia l’Italia

By   /   14 Febbraio 2011  /   Commenti disabilitati su La Tunisia schiaffeggia l’Italia

Davanti ad una crisi internazionale, forse la prima nella sua brevissima storia “democratica”, la nuova diplomazia tunisina comincia proprio male, accusando di razzismo l’Italia e il Ministro Maroni, “reo” di proporre una collaborazione nel pattugliamento delle acque per arrestare l’emorragia di clandestini che nel giro di pochi giorni ha portato circa 5.000 tunisini sull’isola di Lampedusa. Non solo, la proposta è stata anche bollata come “un’ingerenza negli affari interni della Tunisia”!

Ora, è francamente grottesco l’atteggiamento del governo provvisorio tunisino di fronte a questa vera e propria emergenza. In questa vicenda il razzismo non c’entra niente; si tratta solo di rispetto di regole internazionali stabilite e condivise dai due Paesi.

Se il governo tunisino giudica un “affare interno” l’emigrazione massiccia e clandestina di suoi cittadini verso un Paese straniero, allora sarebbe bene che i suoi ministri frequentassero quanto prima un bel corso di diritto internazionale! 

Ma perché sta succedendo questo? L’interrogativo che ci poniamo però non riguarda le motivazioni che spingono ciascuno di questi uomini e donne a lasciare il loro Paese, giacché ognuna potrebbe essere condivisibile: mancanza di prospettive, mancanza di lavoro, fame…tutti hanno una fondata ragione per farlo e le autorità italiane verificheranno caso per caso per stabilire chi ha diritto o meno a trovare asilo nel nostro Paese.

A tal proposito, ricordiamo che la Tunisia, oggi, nelle dichiarazioni ufficiali è un Paese libero e democratico, ove ognuno può esprimere liberamente il proprio pensiero senza per questo essere perseguitato dalla legge. Anche se, purtroppo questa libertà di espressione non viene ancora colta dalla stampa che continua a essere cassa di risonanza del governo. Un esempio è proprio quello di cui parliamo, dell’esodo dei clandestini in Italia. Nessuna notizia, nemmeno un piccolo trafiletto è apparso sulla ATP, la cosiddetta “nuova” agenzia di stampa tunisina né su altri giornali.

Noi, invece, ci interroghiamo sul perché in migliaia abbiano potuto tranquillamente imbarcarsi senza che nessuno si “accorgesse” di questo massiccio movimento in precise località costiere, noti porti d’imbarco sfruttati dalla mafia locale. La risposta è semplice: c’è un pericoloso vuoto nell’ordine pubblico in Tunisia. Tale vuoto è dovuto alla defezione della maggior parte dei poliziotti.

Vero e proprio braccio armato del potere di Ben Ali, all’indomani della fuga del rais, la polizia tunisina si è dissolta come neve al sole per la paura delle ritorsioni da parte degli inferociti rivoltosi. Quelli che prima controllavano ogni angolo di strada, ogni incrocio, ogni edificio pubblico, di giorno e di notte e a cui nulla sfuggiva, si sono dileguati nell’anonimato. Funzionari e  agenti, veri e propri taglieggiatori della popolazione, hanno abbandonato la divisa e si sono nascosti, mimetizzandosi con i “civili”. A nulla sono valsi gli appelli del Presidente del Consiglio in pectore che li invitava a riprendere il proprio posto. La maggior parte ha preferito rimanere nell’ombra e forse molti di loro oggi sono fra quelle migliaia di migranti clandestini giunti a Lampedusa.

Quest’assenza ha lasciato libertà di campo agli scafisti mafiosi che nell’arco di pochi giorni hanno organizzato un vero e proprio ponte navale fra la Tunisia e l’Italia, vomitando sulle nostre coste individui la cui identità sarà pressoché impossibile verificare.

Sono noti a tutti i porti di partenza dei barconi: Sayada, Zarzis, Sfax, Ksibet el Mediouni, El Chebba…Bastava dispiegare le navi della m

Marina e della Guardia costiera dinanzi le coste per scoraggiare ogni partenza, con l’esercito a pattugliare le strade adiacenti alle zone di imbarco.

Bastava che il nostro Ministro avesse avuto un po’ più di lungimiranza e fosse andato subito a Tunisi a “pretendere” dal nuovo governo tunisino uno straordinario controllo delle coste per evitare quel che è successo e che era immaginabile. Lo potevamo fare perché in Tunisia abbiamo 886 imprese italiane che danno lavoro a migliaia di Tunisini, perché ogni anno i turisti Italiani che vanno in Tunisia sono 400.000; perché lo sviluppo delle relazioni con l’Europa cui la Tunisia aspira passa inevitabilmente per l’Italia; perché l’Italia è il secondo partner commerciale della Tunisia; e, infine, lo potevamo fare perché meno che mai adesso il governo di Ghannouchi può permettersi una crisi internazionale con l’Italia.

Invece, all’indomani della caduta di Ben Ali, a Tunisi c’è stata una processione di leader e rappresentanti stranieri, europei e non: tedeschi, inglesi, americani, turchi, cinesi…tutti si sono dati da fare, tramite i loro canali diplomatici. Tutti, tranne l’Italia! Nessuno del nostro governo è andato a Tunisi nei giorni immediatamente successivi alla formazione del governo per avere garanzie su tutto: imprese, cittadini italiani residenti, turisti e…clandestini. Così è successo quel che è sotto gli occhi di tutti e il viaggio riparatore di Frattini, ormai tardivo, giunge quando il ministro degli esteri tunisino si è dimesso!  

di Vito Di Ventura e Giuseppe Favilla

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