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Il ricordo di Pantani a sette anni dalla sua scomparsa

By   /   14 febbraio 2011  /   1 Comment

14 febbraio: per tutti il giorno degli innamorati, delle coppie, degli scambi d’affetto e di regali. Ma non tutti gli innamorati possono essere completamente felici in questo giorno. Chi ama le due ruote nel giorno di San Valentino proverà sicuramente un vuoto dentro. 14 febbraio 2004: sono già sette anni che Marco Pantani ha lasciato il ciclismo, lo sport, la vita. Da quel maledetto giorno, ogni corsa ha acquisito un velo di malinconia; di campioni ne nasceranno sicuramente altri, ma difficilmente ci sarà un nuovo Pantani. Marco aveva un modo di correre assolutamente fuori dal comune, i ciclisti più forti stanno sempre in testa al gruppo per evitare cadute o incidenti ma lui no, lui stava tranquillamente in coda aspettando il pane per i suoi denti: la salita. Non appena la strada iniziava ad impennarsi il suo sguardo cambiava, sceglieva il momento giusto, lanciava la sua bandana e scattava, scattava fino a rimanere solo, solo sulla cima della montagna.
Il suo modo di interpretare il ciclismo lo ha fatto amare da milioni di persone e purtroppo lui non era preparato a ciò. Marco era un ragazzo normale, tranquillo, timido, e con tutte le paure e fragilità di una persona normale. Dopo quel giorno a Madonna di Campiglio nel 1999 non è più tornato lo stesso, si è sentito tradito, forse lui stesso ha tradito, ma sicuramente tutto ciò è stato insopportabile e sono uscite le sue fragilità.

Se abbia deciso volontariamente di “ritirarsi” dalla vita o se è stato trascinato in fondo al buio da qualcosa di più grande di lui non potremo mai saperlo, ed i suoi ulitmi giorni rimarranno per sempre avvolti dalle ombre.

Proprio sugli ultimi giorni di vita del pirata è stato ambientato un fumetto sceneggiato da Marco Rizzo e disegnato da Lelio Bonaccorso. Con lo stesso crudo realismo con cui la coppia ha disegnato la storia di Peppino Impastato, “Gli ultimi giorni di Marco Pantani” colpisce nel segno, mettendo a nudo tutta la fragilità del campione.

Ancora, dopo sette anni dalla sua morte, le iniziative che prendono spunto dalla figura di Marco sono moltissime. Il Pirata con la sua storia deve necessariamente aver insegnato qualcosa. Il mondo del ciclismo in questi giorni è scosso dal caso Riccò, uno che in salita infiammava le folle come solo Pantani era riuscito a fare. Il ciclista Riccò non ha imparato nulla dal suo idolo, ora chi gli vuole realmente bene non deve commettere gli stessi errori che sono stati fatti con Marco, non dev’essere lasciato solo, la vita dell’atleta può finire per colpa di sostanze proibite, la vita di un uomo no!

di Antonio Massariolo

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  • Antonio

    Altra stoffa…ciao pirata! :’(

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