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June , 2013
Thursday
 

Mentre le rivolte continuano in Egitto, ora arriva anche il turno della Libia. La Conferenza nazionale dell’opposizione libica, piattaforma che raggruppa le principali formazioni critiche del regime del colonnello Muammar Gheddafi, al potere dal 1969, ha convocato per il 17 febbraio una “manifestazione di massa” in tutta la Libia contro il regime di Tripoli. Lo riferisce il quotidiano panarabo Ash Sharq al Awsat. La convocazione della manifestazione di piazza è avvenuta come in precedenza in Algeria, Egitto e Tunisia attraverso i social network ed ora Gheddafi è in allerta.

Le opposizioni avrebbero scelto la data del 17 febbraio prossimo “in ricordo delle vittime dell’Intifada scoppiata a Bengasi” nel febbraio 2006. In quell’occasione manifestazioni in origine contro le vignette danesi su Maometto si erano poi  trasformate in una rivolta popolare contro il regime e durante gli scontri con le forze dell’ordine restarono uccise più di dieci persone.

Secondo il quotidiano arabo pubblicato a Londra, AsSharq El Awsat, Gheddafi da giorni sarebbe impegnato a incontrare attivisti e giornalisti per cercare di arginare il dissenso e mettere in guardia i cittadini delle conseguenze che la loro partecipazione potrebbe avere: “La Libia non deve essere trascinata nello stesso caos dell’Egitto. È sbagliato prendersela con Hosni Mubarak: è un uomo povero, non ha neanche i soldi per i suoi vestiti. Più volte lo abbiamo aiutato noi. Quanto accade in Egitto è colpa dei servizi segreti israeliani” ha detto il rais.

Ciò che è accaduto in Tunisia e in Egitto ha dato coraggio alla popolazione e ha creato una vera e propria catena umana. Manifestazioni di solidarietà si stanno tenendo in questi giorni in varie città del mondo. E le parole del colonnello non sembrano frenare più l’opposizione: attivisti e dissidenti di diversi Paesi della regione cercano di seguire l’esempio tunisino ed egiziano.

Intanto Gheddafi ha iniziato a mostrare segni di preoccupazione. Significativo è stato l’arresto dello scrittore attivista Jamal al Hajji da parte degli uomini dell’Agenzia Interna di Sicurezza (ISA) con l’accusa di aver investito una persona con la sua auto. Fatto che lo stesso scrittore nega fortemente, ma che lascia perplessi visto che, come sottolinea Amnesty International, la stessa Agenzia “in genere si occupa di reati politici.”

Il dittatore libico si è ripetutamente rivolto agli studenti criticando l’emittente Al Jazeera che avrebbe incitato la rivoluzione in Egitto. Ciò che preoccupa Gheddafi è che la situazione possa sfuggire di mano, generando il caos più totale come è successo negli altri Paesi. Ma l’effetto protesta dilaga e sembra non volersi fermare. Le popolazioni sotto regime stanno cercando di ribellarsi e porre fine ad anni di diritti negati.

di Elisa Cassinelli

(febbraio - 10 - 2011)

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