Loading...
You are here:  Home  >  Esteri  >  Current Article

La Turchia e la violazione dei diritti umani

By   /   9 Febbraio 2011  /   Commenti disabilitati su La Turchia e la violazione dei diritti umani

La situazione dei diritti umani in Turchia è allarmante sotto molti punti di vista. L’organismo del Consiglio d’Europa per il razzismo e l’intolleranza (ECRI) ha pubblicato un nuovo rapporto sulla Turchia all’interno del quale si richiama l’attenzione su alcune questioni riguardanti la situazione dei curdi, dei rom e dei richiedenti asilo, la discriminazione contro i membri di minoranze religiose e l’abuso delle disposizioni in materia di legge penale.

Secondo il documento ”i presunti maltrattamenti durante gli arresti di soggetti riconducibili a gruppi civili minoritari sono aumentati”, mentre è ”fonte di preoccupazione l’uso eccessivo della forza da parte della polizia locale durante le manifestazioni”.

Gli individui hanno continuato ad essere puniti per aver espresso opinioni e le aspirazioni pacifiche dei membri di gruppi minoritari in Turchia e l’applicazione di disposizioni anti-terrorismo ha esposto alcuni gruppi – in particolare i bambini curdi – ad un maggiore rischio di violazione dei loro diritti. Molti curdi continuano a vivere in difficili condizioni economiche e sociali, mentre i rom vengono discriminati in molti campi della vita quotidiana e restano esposti a sgomberi forzati. L’intolleranza mostrata dalle autorità turche nei riguardi dei rappresentanti aleviti rispetto all’esercizio della loro religione e la formazione del clero per la comunità greco-ortodossa  resta ancora ”un problema rilevante”.

I rifugiati riconosciuti dall’UNHCR vivono in uno stato precario e i richiedenti asilo hanno sofferto di gravi carenze nelle disposizioni di legge e delle procedure: manca infatti una legislazione completa e di tutela.

Ci sono stati anche attacchi mortali e gravi aggressioni contro alcune persone, violenze riconducibili a motivi religiosi. Inoltre, secondo il Consiglio, non esiste una definizione di ”discriminazione razziale” nel diritto turco e per questo occorrerà rivedere alcune disposizioni.

Nel suo rapporto, l’ECRI fa infine una serie di raccomandazioni, tra cui: rafforzare le disposizioni di diritto penale contro il razzismo, in particolare rendendo la motivazione razzista una circostanza aggravante per tutti i reati ordinari; esonerare i richiedenti asilo e rifugiati dal pagamento delle tasse di soggiorno; istituire un organismo indipendente incaricato di indagare sulle denunce di cattiva condotta da parte dei membri delle forze di polizia o di sicurezza.

Anche la Corte europea dei diritti umani si era espressa in merito: in un rapporto annuale che monitora le violazioni dei diritti umani in Europa, la Turchia è il peggiore dei Paesi europei seguito dalla Russia. I dati statistici riguardanti le violazioni della Convenzione europea dei diritti umani, firmata da 47 Paesi, vedono la Turchia ancora agli stessi livelli del 2009, con una percentuale del 18,55% su tutte le violazioni riscontrate dal Tribunale, seguita dalla Russia con il 14,48% e Romania con il 9,54%.

La violazione più frequente della Turchia è quella dell’articolo 6 della Convenzione che riguarda il diritto a un giusto processo (42 casi di violazione) e le lunghe procedure (83 casi). L’articolo 5, quello riguardante la libertà e la sicurezza, è stato il secondo articolo su cui la Turchia ha compiuto più violazioni.

Molte organizzazioni per i diritti umani si dicono preoccupate per la situazione in Turchia. Amnesty International nel rapporto annuale del 2010 parla di pochi progressi compiuti per migliorare la tutela dei diritti umani. Sono continuate le segnalazioni di casi di tortura e altri maltrattamenti, così come di azioni penali intentate per limitare il diritto alla libertà di espressione. Inoltre, nel rapporto si parla anche di alcuni casi in cui persone riconosciute come rifugiate, richiedenti asilo registrati e persone in cerca di protezione si sono viste arbitrariamente negare l’accesso alla procedura di asilo e, in alcuni casi, sono state arrestate. Alcune sono stati rimandate in Paesi in cui erano a rischio di persecuzione.

di Elisa Cassinelli

    Print       Email

You might also like...

Il Jihad: Guerra Santa? Un concetto tanto abusato quanto poco conosciuto

Read More →