19
June , 2013
Wednesday
 

Il processo di pace in Medio Oriente potrebbe trasformarsi in una casualty delle proteste e delle richieste di cambiamento in corso nei Paesi maghrebini e in MO. A temerlo è il Ministro degli Esteri britannico, William Hague, impegnato in una visita di tre giorni nella regione.

Secondo Hague, si potrebbe correre il rischio di far perdere ai negoziati “ulteriore slancio”, qualora l’attenzione internazionale dovesse spostarsi interamente verso Paesi come la Tunisia e l’Egitto.

Il mese scorso in Tunisia, il presidente Zine al-Abidine Ben Ali ha lasciato il Paese dopo settimane di dimostrazioni anti-governative. La caduta del regime ha suscitato un’ondata di rivolte simili, la più violenta in Egitto, dove le proteste continuano, con i manifestanti che chiedono le immediate dimissione del presidente Hosni Mubarak.

Ci sono state anche dimostrazioni anti-governative in Giordania, dove re Abdullah ha dimesso il suo governo e nello Yemen, dove il Presidente Ali Abdullah Saleh ha annunciato che non si ripresenterà alle elezioni del 2013.

In un’intervista rilasciata durante il viaggio, Hague ha espresso le sue preoccupazioni sul futuro. “Nonostante le nuove opportunità che si presentano per i Paesi come la Tunisia e l’Egitto, esiste un legittimo timore che il processo di pace in Medio Oriente possa essere messo da parte, trasformandosi in un elemento di forte instabilità nella regione”.

“Parte della paura” – continua – “è che l’incertezza e i vari cambiamenti possano complicare ulteriormente l’arrivo ad una soluzione permanente del conflitto israelo-palestinese. Ciò significa che esiste una reale urgenza, per Tel Aviv e Washington, di concentrarsi sui negoziati“.

Il Ministro degli Esteri britannico ha rilasciato le sue dichiarazioni mercoledì, in seguito all’annuncio del Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, il quale ha giurato di “rafforzare lo Stato di Israele” qualunque sia l’esito dei disordini. Rispondendo direttamente a quelle parole, Hague ha commentato che “questo non dovrebbe essere il momento per un linguaggio belligerante”, aggiungengo che, in mancanza di un’azione immediata, “entro pochi anni, la pace potrebbe diventare impossibile”.

Secondo il corrispondente della BBC, James Robbins, la reazione schietta del Ministro degli Esteri potrebbe essere letta come un riflesso della sua frustrazione, sia per il rifiuto di Israele ad accettare un compromesso sulla costruzione degli insediamenti a Gerusalemme, sia per il fallimento dell’amministrazione Obama a garantire una “leadership ferma”, in grado di impostare un calendario preciso per i negoziati.

A Tunisi, prima tappa del suo viaggio, Hague ha incontrato i membri del governo provvisorio e ha offerto il supporto del Regno Unito per aiutare a costruire istituzioni democratiche.

Egli ha inoltre annunciato la creazione della Arab Partnership Initiative, che stanzierà 5 milioni di sterline per finanziare i progetti di riforma in tutta la regione.

di Samr Al Aflak

(febbraio - 9 - 2011)

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