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Scoperta una nuova tribù in Amazzonia

By   /   4 febbraio 2011  /   1 Comment

La “Survival Intenational”, un’organizzazione per i diritti degli indigeni, pochi giorni fa ha pubblicato alcune fotografie che ritraggono una nuova tribù indigena, mai conosciuta prima, che vive nella foresta Amazzonica ai confini tra il Brasile e il Perù.

Le foto sono state scattate dalla Fondazione Nazionale degli Indiani Brasiliani e sono state donate alla “Survival International”. Una foto (quella da noi pubblicata) mostra cinque membri in piedi di fronte ad una capanna, mentre guardano in alto il passaggio dell’aereo. Un uomo sorregge un arco e un giovane tiene un machete. Davanti a loro c’è cibo: banane, papaia e farina di manioca.

Secondo la “Survival International” le tribù indigene sono in forte pericolo a causa della crescente deforestazione ad opera di società private illegali. La loro presenza forzerebbe le tribù a migrare verso nuovi territori e ciò li porterebbe ad entrare in conflitto le tribù peruviane, e viceversa.

In una dichiarazione scritta, il Direttore del “Survival International”, Stephen Corry, ha confermato tali preoccupazioni: “I boscaioli illegali distruggeranno la tribù… È vitale che il governo peruviano li fermi prima che fuggano. Le persone nelle foto appaiono robusti e in buona salute. Quello di cui hanno bisogno è che noi proteggiamo il loro territorio in modo che possano liberamente scegliere il loro futuro”.

In tutto il mondo ci sono oltre 100 tribù ancora mai raggiunte e, di queste, circa la metà vivono in aree remote dell’Amazzonia pluviale in Perù o Brasile, vicino alla tribù della foto. “Ma quest’area è a rischio e se l’ondata di distruzione non viene fermata subito, il loro futuro è segnato. Questa non è solo una possibilità è la storia innegabile, riscritta sulle tombe di innumerevoli tribù degli ultimi cinque secoli”, ha detto Stephen Corry.

In Perù numerose società stanno disboscando illegalmente ampie aeree della foresta e ciò provoca la migrazione degli indiani che vivono isolati dal Perù al Brasile, dove, secondo “Survival International”, “i due gruppi stanno venendo in conflitto”. Diverse organizzazioni non governative stanno spingendo il Perù ad agire contro il taglio illegale della foresta, ma finora è stato fatto troppo poco.

La deforestazione, ovvero la  trasformazione in aree disboscate, risulta molto attiva nel bacino amazzonico. Più di un quinto della foresta è già stato distrutto e l’intero ecosistema rimane in pericolo. Quest’opera di distruzione è iniziata a partire dagli anni Quaranta quando i governi della regione hanno deciso di sfruttare le risorse forestali e minerarie.

Il disboscamento permette la vendita e l’esportazione del legname molto pregiato, l’aumento del terreno per l’agricoltura, di cui si sente un forte bisogno per via della crescita della popolazione, e lo sfruttamento di giacimenti minerari. Nel corso degli anni sono state costruite anche numerose autostrade per collegare grandi città, che non solo sono state fonti primarie di deforestazione ma hanno anche incoraggiato le costruzioni di nuovi villaggi lungo di esse, peggiorando il problema.

Gli ambientalisti denunciano un’enorme perdita della biodiversità. In particolare, l’Amazzonia costituisce un enorme “polmone” terrestre, che grazie all’elevata densità della vegetazione e alla sua posizione equatoriale, consuma elevate quantità di anidride carbonica, generando ossigeno. La rimozione dell’area forestale diminuisce questo effetto.

Il Brasile, per combattere il traffico illegale di legname, ha varato un provvedimento che consente di appaltare parte della foresta pluviale a compagnie private il taglio ed il trasporto di legname. Quest’anno è stato reso disponibile 1 milione di ettari che nei prossimi cinque anni saliranno a 11 milioni di ettari. Nel complesso, circa il 10% dei 280 milioni di ettari di foresta brasiliana potrebbe essere gestita da compagnie private, mentre il rimanente resterebbe in mano al settore pubblico.

Questa operazione viene vista con molta preoccupazione da parte degli ambientalisti, mentre per il governo Brasiliano, invece, essa ridurrà la domanda di legname illegale e inoltre garantirà la tenuta in modo conveniente della foresta. Infatti, secondo gli esperti del Servizio Forestale Brasiliano, poiché la convenzione prevede che per ogni ettaro di terreno possano essere tagliati solo da 4 a 6 alberi, questo consentirà alla foresta di non subire danni e di ricrescere in 30 anni.

di Vito Di Ventura

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  • http://www.survival.it Survival International

    Grazie mille per avere pubblicato questo articolo: è molto importante far circolare la notizia il più possibile.

    Tutto ciò di cui questi popoli hanno bisogno è che il loro territorio sia protetto, in modo da poter decidere da soli della loro vita. Potranno continuare a prosperare solo se verranno rispettati i loro diritti e l’arma più efficace che abbiamo per ottenere questo risultato è la forza dell’opinione pubblica: la mobilitazione mondiale può davvero ribaltare le sorti di interi popoli. È già accaduto molte volte in passato e continueremo a lottare per un cambiamento radicale di mentalità e atteggiamento da parte di istituzioni e aziende.

    Ognuno di noi può fare la differenza! Su http://www.survival.it c’è una petizione da firmare on-line e tante informazioni su come aiutare le tribù incontattate e altri popoli minacciati. Per essere sempre aggiornati sulle nostre campagne basta iscriversi alla newsletter elettronica mensile su http://www.survival.it/notizie/newsletter e seguirci su FaceBook http://www.facebook.com/survivalit

    Grazie!
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    info@survival.it

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