Il Re Abdullah di Giordania ha sciolto il Gabinetto e nominato un nuovo Primo Ministro in risposta alle proteste in corso negli ultimi giorni.
Il nuovo PM, Marouf Bakhit, è stato incaricato di attuare delle “vere riforme politiche”, ma l’opposizione ha respinto la nomina considerata come “insoddisfacente”.
I manifestanti hanno chiesto di intraprendere azioni concrete per contrastare la disoccupazione e l’aumento dei prezzi, ma anche per ottenere il diritto di eleggere direttamente il Primo Ministro.
Secondo i protestanti, le responsabilità maggiori per i problemi economici del Paese sarebbero attribuibili all’ex Premier Samir Rifai e per questo ne hanno chiesto le dimissioni, che sono state accettate martedì da re Abdullah.
Una dichiarazione del Palazzo reale ha spiegato che la missione del nuovo Primo Ministro è quella di “prendere provvedimenti pratici, concreti e rapidi per avviare delle vere riforme politiche, migliorare la democratizzazione della Giordania e assicurare una vita sicura e dignitosa a tutti i cittadini”.
Il passaggio di poteri viene considerato da molti Giordani come un tentativo di scongiurare ulteriori difficoltà ed evitare che le dimostrazioni assumano le proporzioni dei recenti avvenimenti dell’Egitto e della Tunisia.
Bakhit, generale in pensione, primo ministro dal 2005 fino alle dimissioni nel 2007, aveva servito in precedenza come Consigliere nazionale e Ambasciatore in Israele.
Le proteste, portate avanti da una vasta coalizione di partiti islamici e gruppi di opposizione laici, spingono per radicali riforme politiche ed economiche, che secondo i movimenti di opposizione Bakhit non sarebbe in grado di portare avanti visto la storia di corruzione che accompagnerebbe il nuovo Premier.
Il maggiore movimento di opposizione del Paese, il Fronte d’Azione Islamica (Iaf), ha annunciato, subito dopo la nomina, che “con la scelta di Bakhit, è evidente che le riforme non inizieranno presto”. In una intervista rilasciata all’Afp dal leader dello Iaf, Hamzah Mansur si legge che il nuovo Premier “non è la persona giusta per guidare la Giordania fuori dalla crisi”. “Abbiamo bisogno di un uomo che sia rispettato dalla gente, e che non abbia una storia di corruzione e di oppressione”, continua “in queste circostanze non c’e’ nessun motivo per fermare la rivolta”.
Il Paese ha visto tre settimane di proteste pacifiche, in gran parte ispirate da quelle in Tunisia. Il governo ha recentemente annunciato un pacchetto di $125 milioni per un aumento degli stipendi e la riduzione dei prezzi, nel tentativo di alleviare le proteste. Ma per molti dimostranti le misure non sono considerate sufficienti e chiedono più ampie riforme politiche, compreso il diritto di eleggere direttamente il Primo Ministro.
di Samr Al Aflak



