Loading...
You are here:  Home  >  Esteri  >  Current Article

Yemen nel caos: proteste contro il Presidente Saleh

By   /   28 Gennaio 2011  /   Commenti disabilitati su Yemen nel caos: proteste contro il Presidente Saleh

 

Dopo la Tunisia, l’Algeria e l’Egitto che proprio in questo momento si trova in una fase molto delicata, anche nello Yemen sono esplose le proteste: nei giorni scorsi migliaia di yemeniti sono scesi in piazza a Sanàa per chiedere le dimissioni del Presidente Ali Abdallah Saleh , che da 32 anni detiene il potere e potrebbe ricevere un mandato a vita se venisse approvato un progetto di emendamento costituzionale attualmente in discussione in Parlamento. L’opposizione accusa il Presidente anche di voler trasmettere il potere in linea ereditaria al maggiore dei suoi figli, Ahmed, che attualmente è a capo della guardia presidenziale.

Il Presidente tunisino se ne è andato dopo 20 anni, 30 nello Yemen sono sufficienti” gridavano i manifestanti facendo riferimento alle dimostrazioni tunisine che hanno portato alla fuga del Presidente Ben Ali, rifugiato in Arabia Saudita inseguito da un mandato di cattura internazionale.

Come il tunisino Ben Ali e l’egiziano Mubarak, anche il colonnello Saleh è al potere da una trentina d’anni: fu eletto nel luglio 1978, poco dopo l’assassinio del suo predecessore al-Ghashmi, a sua volta salito al potere alla morte di al-Hamdi nell’ottobre 1977. Il nuovo Yemen, nato nel 1990 dalla riunificazione tra Nord e Sud, non ha avuto altro Presidente che lui.

Fonti di stampa riferiscono che manifestazioni hanno avuto luogo anche nelle città di Aden e Taiz, mentre l’opposizione ha minacciato di organizzare iniziative simili anche in altri governatorati.

A guidare la protesta contro l’esecutivo sono i movimenti studenteschi che da giorni sono mobilitati nell’università di Sanáa, non solo per chiedere le dimissioni, ma anche per mettere fine alla corruzione, visto che Saleh ha gestito il Paese guardando ai propri interessi e a quelli del suo clan. In secondo luogo, gli yemeniti chiedono riforme per risollevare l’economia che, con poco petrolio e scarse risorse idriche, è in una situazione peggiore rispetto al nord Africa: il tasso di disoccupazione è al 35%, le diseguaglianze sociali sono evidenti, la metà dei 23 milioni di abitanti vive sotto la soglia di povertà e un terzo soffre la fame cronica.

Se il governo non risponderà alle nostre richieste, intensificheremo la protesta fino a quando il Presidente non cadrà, proprio come è successo in Tunisia“, ha spiegato Ayub Hassan, uno dei manifestanti.

Motahar Rashad al-Masri, il Ministro degli Interni, ha escluso ogni collegamento con le proteste in Tunisia ed Egitto, in quanto “lo Yemen non è la Tunisia, è un Paese democratico“. Ha anche riconosciuto che la protesta si è svolta correttamente e che il governo non reprimerà nessuna manifestazione pacifica, da qualsiasi parte politica sia organizzata. “Le manifestazioni di queste ore a Sanàa non ci preoccupano, lo Yemen è un Paese democratico e pluralista” conclude.

Il problema, però, è che  le restrizioni alla stampa, il rapporto conflittuale e per certi versi di attacco nei confronti di ogni opposizione, la discriminazione della componente sciita della popolazione e la repressione nel nord del Paese non fanno pensare ad un regime democratico. Quello che in questo momento si sta delineando è l’ennesima esplosione da parte di una popolazione che chiede un cambiamento non solo politico, ma anche sociale ed economico.

di Elisa Cassinelli

    Print       Email

You might also like...

Attacco Huthi al petrolio saudita

Read More →