Tunisia – sono iniziati oggi i tre giorni di lutto nazionale indetti per onorare le decine di vittime delle cinque settimane di proteste che hanno portato alla caduta dell’ex presidente Zine El Abidene Ben Ali.
Secondo il bilancio ufficiale delle autorita’, sono almeno 78 le persone rimaste uccise dall’inizio della rivolta popolare nel mese di dicembre, mentre l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Navi Pillay, parla di un centinaio di morti, alcuni dei quali si sarebbero suicidati dandosi fuoco in segno di protesta.
Il governo transitorio continua ad affrontare contestazioni per la presenza nel nuovo esecutivo di numerosi membri del Raggruppamento Costituzionale Democratico (Rcd), il partito di Ben Ali.
Venerdi’ a Tunisi, durante una marcia di protesta, sono stati sparati alcuni colpi di arma da fuoco per disperdere la folla che aveva raggiunto il quartier generale dell’Rcd. Tutti i ministri, tra cui il PM Mohammed Ghannouchisi, si sono dimessi in mattinata dal partito per “distanziarsi” dall’ex presidente, ma i cittadini chiedono che lascino il governo.
La televisione di Stato tunisina ha confermato la notizia che l’Rdc ha sciolto il suo comitato centrale, in seguito alle dimissioni di molti membri della leadership, ma ha anche affermato che il partito continuerà a funzionare.
La Tv nazionale ha inoltre dato notizia dell’inchiesta avviata dalla procura tunisina dopo l’arresto dei 33 parenti di Ben Ali accusati di “crimini contro la Tunisia”. Il 19 gennaio e’ stata aperta un’indagine sull’ex presidente e la sua famiglia per “acquisizione illegale di beni e investimenti illeciti all’estero”. Nel mirino vi sarebbe anche la seconda moglie di Ben Ali, Leila Trabelsi. Secondo i media nazionali, i “beni di famiglia” potrebbero essere espropriati.
Intanto giovedi’ il governo provvisorio si e’ detto pronto a varare un provvedimento di amnistia generale per permettere a tutti i prigionieri politici, ed oppositori di vario genere, di rientrare in Tunisia, inclusi gli esponenti del partito islamico Ennahdha (Risveglio), messo al bando da Ben Ali.
Samr Al Aflak



