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Tunisia. La rivoluzione inevitabile

By   /   15 Gennaio 2011  /   3 Comments

Leon Trotsky una volta disse cheTutte le rivoluzioni sono impossibili fino a che diventano inevitabili”. Questo è esattamente ciò che accaduto alla Tunisia.

I motivi delle proteste dei giorni scorsi che hanno portato il Presidente Zine el Abidine Ben Ali e la sua famiglia a lasciare in tutta fretta il Paese affondano le loro radici in un malcontento covato per oltre venticinque anni, da quando Ben Alì, conquistando il potere, ha instaurato un sistema di corruzione e disoccupazione.

Artefice principale di questo sistema di corruzione e prepotenza è stata la seconda moglie di Ben Ali, Leila Trabelsi, che attraverso i suoi “familiari” costringeva importanti aziende a cedere parte dei guadagni alla first lady, se non addirittura a cedere, dietro forti intimidazioni, le aziende stesse. Queste, cedute o comprate a basso prezzo, venivano poi rivendute a costo reale. Si era arrivati al punto che nessuno più avviava attività imprenditoriali per non pagare il “pizzo presidenziale”!

La corruzione dei membri di governo, che arrivavano a chiedere tangenti anche alle imprese straniere che volevano investire in Tunisia, si era estesa alla polizia e agli organi di controllo a qualsiasi livello, perfino alla giustizia. I cittadini venivano taglieggiati per qualsiasi cosa.

Corruzione e immobilismo imprenditoriale hanno di conseguenza prodotto disoccupazione, a sua volta agevolata dal sistema scolastico. Quest’ultimo, infatti, se da un lato ha avuto il merito di estendere la scolarizzazione, dall’altra ha prodotto una grande massa di laureati, diplomati e qualificati che il limitato mercato interno non è riuscito ad assorbire.

Le cause scatenanti della rivolta sono state: il suicidio di un giovane laureato e la realizzazione di un superlussuoso aereo privato e l’acquisto di una tenuta in brasile.

A dicembre Mohamed Bouazizi, un giovane laureato, per sbarcare il lunario aveva messo su un piccolo commercio di frutta al souk di Sidi Bouazizi, senza tuttavia le necessarie autorizzazioni. Posta sotto sequestro dalla polizia, il giovane ha tentato in ogni modo di riavere la sua piccola fonte di guadagno, ma senza successo. Così il 17 dicembre 2010 si è cosparso  di benzina e si è dato fuoco davanti la municipalità. E’ morto il 4 gennaio.

Impressionata dal gesto, la gente ha cominciato a scendere in piazza e protestare contro la mancanza di lavoro e il sistema repressivo di Ben Alì. Dapprima, nelle città dove più forte sono i sintomi della crisi mondiale e cioè quelle dell’interno della Tunisia, Kasserine, Gafsa e Thala, ad altissimo tasso di disoccupazione soprattutto giovanile (60%); successivamente, in quelle più ricche della costa, Gabes e Sfax, per concludersi al nord, a Biserta, Hammamet, Kairouen e Tunisi.

Nei mesi scorsi, si è venuto a conoscenza della costruzione di un aereo personale di Ben Alì, su modello dell’AIR FORCE ONE del Presidente USA, con a bordo un appartamento lussuosissimo. I Tunisini hanno giustamente considerato il fatto come una gravissima offesa, considerato il momento di crisi gravissima in cui versa il Paese.

Infine, durane un’intervista rilasciata dal famoso calciatore Ronaldo, questi si è vantato di aver acquistato in Brasile una casa a fianco della immensa tenuta del Presidente Ben Alì!

Veniamo alla cronaca di questi giorni. A seguito delle proteste, Ben Alì si rivolge alla nazione promettendo la creazione di 300.000 posti di lavoro per i giovani laureati da più di due anni, aperture democratiche e sblocco dei filtri per il libero accesso ad internet. Tuttavia, ciò non ferma le proteste che continuano, provocando altri morti. L’Alto rappresentante UE per la politica estera, Catherine Ashton, condanna l’uso sproporzionato della forza da parte della polizia tunisina.

Ma il popolo vuole le dimissioni di Ben Alì, che in un estremo tentativo di salvare il salvabile, cambia il ministro dell’interno, ordinando il rilascio degli arrestati che non fossero “implicati in gravi atti di violenza”.

Con una mossa che sa tanto di “via libera”ai manifestanti, l’Esercito si ritira da Tunisi che rimane sorvegliata dalle sole forze speciali. Un manifestante viene ucciso da un colpo d’arma da fuoco. Un villaggio turistico di Hammamet viene preso d’assalto e saccheggiato. In un discorso alla nazione, Ben Ali si impegna a lasciare il potere nel 2014, ordina alla polizia di cessare il fuoco sui manifestanti e promette libertà di stampa.

Tredici morti a Tunisi, secondo fonti mediche. Al-Queda nel Maghreb Islamico (Aqmi) lancia un appello a rovesciare il potere costituito e a instaurare la legge coranica (Shaaria). Migliaia di manifestanti, al grido di “Ben Ali vattene”, si radunano a Tunisi e in provincia. Violenti scontri nella capitale tra gruppi di manifestanti e poliziotti in tenuta anti-sommossa. Un fotografo francese viene ferito alla testa da un lacrimogeno. Blindati della polizia vengono schierati a protezione del ministero dell’Interno e degli Esteri e davanti alla sede della Tv pubblica.

Ben Ali destituisce il governo e indice nuove elezioni. Decretato lo stato di emergenza in tutto il Paese. L’Esercito prende il controllo dell’aeroporto e chiude lo spazio aereo. Ben Ali lascia il paese a bordo di due aerei “Falcon” dell’Aeronautica Francese. Incerta la destinazione: secondo una fonte sarebbe a Parigi, un’altra lo indica a Malta e ieri alcune fonti davano l’aereo fermo all’aeroporto di Cagliari. In realtà, Ben Ali è a Gedda (Arabia Saudita), mentre la moglie, che lo aveva preceduto nella fuga, molto probabilmente è a Dubai.

Un curioso episodio si svolge quando la famiglia della seconda moglie di Ben Alì, che sta tentando la fuga, viene fermata all’aeroporto di Tunisi. Il comandante dell’aereo si rifiuta di decollare, ma viene malmenato dai familiari della first lady e finisce in ospedale. Per il popolo è diventato un eroe!

La situazione al momento è la seguente. Il Primo Ministro, Mohamed Ghannouchi, ha assunto l’interim fino a nuove elezioni. E’ stato  formato un direttorio di sei personalità politiche e del mondo giuridico, con l’incarico di preparare le elezioni.

di Vito Di Ventura e Giuseppe Favilla

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3 Comments

  1. PR články ha detto:

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    […]Tunisia. La rivoluzione inevitabile | ItalNews[…]…

  2. reine ha detto:

    17 dicembre 2010

  3. […] This post was mentioned on Twitter by silkofast, ItalNews.info. ItalNews.info said: Tunisia. La rivoluzione inevitabile: Leon Trotsky una volta disse che “Tutte le rivoluzioni sono impossibili fin… http://bit.ly/hYnJTU […]

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