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Perchè prevenire è meglio che curare: Manolo Saiz ed il doping

By   /   8 gennaio 2011  /   1 Comment

Per molti anni è stato uno dei direttori sportivi più importanti del ciclismo, dal 2006 è fuori dal “suo” mondo ed ora sembra voglia rientrarci.

Manolo Saiz torna a farsi vivo attraverso Twitter, con due brevi messaggi che non lasciano presagire a nulla di buono. Storico direttore sportivo della ONCE, Saiz non poteva rimanere insensibile all’anno 2011 e, tramite il suo nuovo profilo, ha tweettato: FELIZ 200-ONCE, estoy aquí a petición de mis ciclistas. En mi retorno prometo ser como soy, fiel a mis pensamientos,guste a quien guste (Felice 2011, sono qui perchè me lo chiedono i miei ciclisti. Al mio ritorno prometto di essere come sono, fedele ai miei principi, quelli che molti hanno apprezzato).

Quali siano i principi di Manolo Saiz è un quesito di difficile risposta, ma sicuramente tra loro non figurano né la lealtà, né la sincerità.

Sembra essere così amato, così acclamato dai “suoi” ciclisti, ma chi era realmente Manolo Saiz?

Laureato in educazione fisica, alla fine degli anni ’80 entrò a far parte dello staff della squadra ONCE, formazione tra le più prestigiose del panorama ciclistico spagnolo. Ha diretto corridori che complessivamente gli hanno permesso di vincere ben 5 Vueltas a España, conquistare due podi al Tour de France (nel 2001 e 2002 con Joseba Beloki), oltre numerosissime altre corse, tra cui la Vuelta del 2005 vinta da Heras, il quale però fu squalificato subito dopo in quanto risultò positivo all’EPO in un test antidoping. La squadra cambiò più volte sponsorizzazione, passando da chiamarsi ONCE, a Liberty Seguros, fino a Würth Team e poi Astana. La carriera sportiva di Saiz è di primissimo livello e tale rimane fino al 23 maggio 2006, quando Manolo Saiz e il medico Eufemiano Fuentes vennero arrestati dalle autorità spagnole con l’accusa di detenzione e somministrazione di prodotti dopanti. Iniziò così la famigerata Operacion Puerto, una delle vicende più brutte della storia del ciclismo.

“El gordo”, così com’era chiamato Saiz nelle conversazioni private tra Fuentes ed il suo braccio destro Ignacio Labarta, ora vuole tornare, glielo chiedono i suoi ciclisti dice. Certo, lo spagnolo rese fenomeni corridori come Heras, Beloki, David Etxebarría, ma i metodi attuati per fare ciò potrebbero essere degni delle più losche gare ippiche. Il ciclismo sta tentando difficilmente d’uscire dalle sabbie mobili del doping, tenere fuori per sempre un personaggio come Manolo Saiz da questo mondo potrebbe essere un altro piccolo passo verso la chiarezza. Il ciclismo è storia, passione, emozioni, gente come il signor Saiz può essere considerato solamente un tumore radicato, da esportare con tutta la forza di volontà.

di Antonio Massariolo Follow me on Twitter

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