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May , 2013
Tuesday
 

 

Un anno sembra necessariamente dover prendere il via dagli auspici migliori.

La retorica è la padrona dei nostri desideri, delle nostre chiacchiere, di ciò che scriviamo. Già, perché leggo, e riporto, per esempio un elenco di 10 parole che nel nuovo anno non si vorrebbero più sentire: guerra, mattanza, povertà, alluvione, terremoto, strage, gente venduta alla politica, donne costrette a prostituirsi, attentato, Porta a porta, Maria (De Filippi), Il grande fratello”.

Retorico: tutto questo è retorico. Un desiderio normale, come quello ad esempio di vivere una vita semplice, normale, sbarazzandosi dei delinquenti, delle persone che garbo e l’essere per bene non sanno proprio cosa sia: è retorico.

Desiderare che la gente, i bambini non muoiano, nei paesi teatro di guerre, con le micidiali bombe a grappolo che colpiscono principalmente i civili: è retorico.

Desiderare che, vista la precarietà delle strutture portanti dei palazzi in cui viviamo, non venga mai più un terremoto: è retorico.

Desiderare di vivere non in un paese di buoni o di santi, ma in uno più o meno normale, dove chi sbaglia paga, ma poi torna ad essere esattamente come chi ancora non lo ha fatto è retorico?

E’ retorico immaginare un mondo dove se qualcuno fa del male, e non lo fa in maniera ponderata, ma assolutamente preterintenzionale,  comunque chieda scusa e  dimostri la sincerità del suo dispiacere? Si.

E’ retorico sperare che gli operai cassintegrati trovino una collocazione alternativa che dia loro dignità e il coraggio di alzare lo sguardo dinnanzi a quello dei propri figli.

Quando non è retorico il sano, giusto, doveroso desiderio di cose semplici, di quelle cose che non sono vincere la Lotteria Italia, o il Superenalotto, ma quelle cose di tutti i giorni che tutti i giorni posso rendere la nostra vita, se non felice, almeno serena.

Se questa è retorica io lo voglio essere: voglio sognare, sperare, fare quanto posso perché questa stupida retorica diventi cosa concreta. E lasciare questo termine scontato, abusato e mai positivo fuori dai miei sogni.

Da quei sogni che so non essere solo miei, ma di tutte le persone che, come me, nella vita, cercano la felicità e non il male degli altri. Cercano il benessere per sè e la loro famiglia, la dignità di un lavoro.

Un lavoro serio dove nessuno prenda in giro chi onestamente fa ciò che gli viene chiesto di fare. Dove le promesse si mantengono a tutti i costi, pure rendendosi responsabili personalmente.

Ecco: nei miei sogni non c’è spazio per la retorica e, scusate se insisto, dove non ci sono sogni vige la stagnazione più putrida della mente che continuerà a dare il peggio di sé.

di Alga Madìa

(gennaio - 8 - 2011)

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