18
May , 2012
Friday
 

Nello Stato semi-autonomo del Sud Sudan sono più di 3 milioni i cittadini attesi alle urne per votare per l’indipendenza da Khartoum nel referendum che si terrà il 9 gennaio.

Mentre aumentano le tensioni legate alla possibile autodeterminazione, il Nord nutre ancora speranze di mantenere l’unità nazionale.

Secondo alcuni analisti, il Sudan sara’ chiamato ad affrontare grandi sfide politiche e sociali per mantenere la sicurezza in caso di distacco di una regione ricca di petrolio e che costituisce circa un quarto della superficie totale del Paese.

Il Prof Mohamed Zulnoun, docente di scienze politiche, si dice preoccupato per la possibile esplosione di un nuovo ciclo di lotte sanguinose, se i governi di Nord e Sud, in caso di separazione, non dovessero riuscire a trovare un accordo su alcune questioni fondamentali. “Per quanto riguarda gli aspetti della sicurezza”, fa sapere Zulnoun, “potrebbe scoppiare una guerra per contestazioni legate alla demarcazione dei confini del 1956, oltre che per gli arrangiamenti post-referendari quali la nazionalità, la valuta, il servizio pubblico, le forze congiunte, il debito estero e la condivisione dei campi petroliferi. Si potrebbero verificare scontri anche durante lo scambio della popolazione tra le due parti”, aggiunge.

Secondo un’analisi politica offerta dall’Al-Ahram Center for Political and Strategic Studies del Cairo, sono inoltre molto probabili disaccordi riguardanti gli interessi su alcune zone ricche di petrolio, come la regione di Abyei. Anche qui si sarebbe dovuto svolgere un referendum il 9 gennaio, per decidere l’unione con il Nord o il Sud, il piano è stato tuttavia rinviato, lasciando alle due parti il compito di negoziare il futuro status di quest’area contestata.

Nonostante gli scettici, il presidente sudanese Omar al-Bashir ha lanciato martedì nella citta’ meridionale di Juba, un messaggio di pace, impegnandosi a garantire tutto l’appoggio necessario per lo sviluppo del Sud e per promuovere una pace duratura; sottolineando che il rapporto tra la gente delle due regioni può essere arricchito solo attraverso la pace, non la guerra.

Il referendum è uno dei pilastri dell’accordo di pace firmato nel 2005, che ha messo fine a decenni di guerra tra la parte settentrionale araba e musulmana ed il meridione cristiano-animista, provocando la morte di 2 milioni di persone.

Suleiman Abdel-Jalil, analista politico sudanese, ha avvertito che lo stato delle relazioni tra il Nord e il Sud potra’ essere misurato domenica dal modo in cui il referendum verra’ condotto e da come verranno accolti i risultati.

Samr Al Aflak

(gennaio - 5 - 2011)

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