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Vedi Napoli…e poi muori!

By   /   4 Gennaio 2011  /   9 Comments

L’origine di questo detto si perde nella notte dei tempi di una città complessa e meravigliosa. Goethe, un viaggiatore al di sopra di ogni sospetto, quando vi passò nel 1787, non potè non riportare ciò che la gente ripeteva “Vedi Napoli e poi muori“. Oggi questa frase è ancora tragicamente calzante poichè tragica è la bellezza sfacciata della città ed oscene le metastasi che la divorano.

Quando ho detto che avrei trascorso il Capodanno a Napoli, è stato come comunicare la partenza per una missione di guerra: visi perplessi, al peggio preoccupati “Ma è pericoloso…Ma è sporco…Attenzione ai proiettili vaganti di mezzanotte…Non mettete addosso nulla che attiri l’attenzione“.

Chissà se anche a Goethe fu delineato un simile scenario. Restiamo fermi nel nostro intento: Napoli. Poco più di due ore di treno, e siamo alla Stazione Centrale di Napoli. Ne avevo un ricordo ben più degradato quando circa dieci anni fa la vidi invasa di sbandati, bancarelle, trafficanti di ogni mercanzia che urlavano e agganciavano passanti gesticolando furiosamente.

Oggi la stazione, totalmente rinnovata, ha un aspetto tutto sommato moderno ed ordinato. Nella folla, di tanto in tanto, veniamo abbordati da chi vuole qualche centesimo ma mai troppo insistentemente.

Cominciamo da subito a sfatare dei miti: a Napoli tutti portano il casco e le macchine si fermano civilmente per farci attraversare sulle strisce. Non so da quanto, e non mi importa: l’attraversamento sulle strisce è un fatto culturale, non si impara dall’oggi al domani.

Siamo curiosi di verificare con i nostri occhi la situazione immondizia, visto che i notiziari da giorni dicono che si è riusciti incredibilmente a sgombrare il centro. Purtroppo constatiamo che quanto viene sbandierato non risponde a realtà. È il 31 Dicembre e già dal rettifilo, il centralissimo Corso Umberto e poi via Depretis, notiamo accatastati a bordo marciapiede cumuli maleodoranti di sacchi che a tratti coprono la visuale delle vetrine, mentre fiumane di passanti dediti allo shopping aggirano l’ostacolo con consumata abitudine.

Ci tuffiamo nelle bellezze di Napoli, guidati dagli sms che un amico partenopeo, di nascita e passione, mi inoltra da Roma dandomi dritte preziose: Maschio angioino, lungomare, Castel dell’Ovo, Capodimonte, Mergellina, pausa con ‘mpepata di cozze, babà e sfogliatelle ricce a volontà. Poi ancora Spaccanapoli, San Gregorio Armeno e la meraviglia dei Presepi, San Domenico, Piazza di San Gaetano, Monastero di Santa Chiara, la Cappella San Severo e la commozione davanti il Cristo velato, persino un “jukebox poetico” con un’attrice che, in una cripta, recita ad personam la poesia scelta.

Su un emittente locale rimaniamo rapiti per un’ora dalla sceneggiata napoletana di Mario Merola mentre lo spot pubblicitario canta il jingle di Cicciobello napoletano!

Napoli ci ammalia di suoni, colori, sapori e poi ci inghiotte nelle sue viscere sotterranee dove, armati solo di una bugia e di una candela, scopriamo la meraviglia di una cisterna romana che non ha nulla da invidiare a quella assai scenografica vista ad Istambul.

La notte si avvicina e di tanto in tanto sobbalziamo poichè l’intero rione trema per la deflagrazione di un botto, forte, sordo anche se solo noi sembriamo, tra i passanti, farcene cruccio.

Tutti i ristoranti su via Partenope, il lungomare che si stende con via Caracciolo per chilometri, offrono la loro proposta per il cenone, offerta che aumenta di prezzo man mano che ci si avvicina a Castel dell’Ovo da dove, alle 2 di notte, partirà il più atteso spettacolo pirotecnico di fine anno. Scegliamo “Poseidone”, un ristorante che ci sembra centrare il miglior rapporto qualità/prezzo, ad una decina di minuti a piedi da Castel dell’Ovo, posizione strategica ottima, anche perchè tutti i napoletani con cui abbiamo parlato ci hanno a chiare lettere consigliato di non spostarci dal lungomare o da Piazza del Plebiscito se non vogliamo correre guai, almeno fino all’una di notte.

Quanto a “Poseidone”, non solo non ci sbagliamo, ma mai avremmo pensato di aver scelto tanto bene. Il locale è chiaramente a gestione familiare e punta sull’accoglienza. Quello che scopriamo procedendo nella serata, è che nella sala principale, dove anche noi ceniamo, le due grandi tavolate poste ai nostri lati non sono semplici avventori, ma è “la famiglia”, ossia i parenti tutti della “matrona” che ha avviato l’attività.

È lei stessa, capelli impeccabili, orecchini corallo e grembiule scozzese, a mostrarci con orgoglio tutti i figli, le figlie soprattutto e i nipoti. Le figlie e le nipoti sono tante e tutte belle, come possono essere belle solo le ragazze partenopee: more, occhi grandi e truccatissimi, mediterranee nelle forme e nel sorriso. La società ci appare rigorosamente matriarcale.

La “matrona” ci regala delle perle di saggezza tra una portata e l’altra, circa l’educazione severa impartita in casa sua e commenta sarcastica che oggi s’è perso il valore della serietà e del rispetto, ed invita me, che le ho confidato di essere insegnante, ad essere severa e rigorosa perchè -provo a dirlo con parole edulcorate- “…con l’erba tenera tutti si puliscono le terga, mentre sull’ortica non ci si siede nessuno!

Parole sante, brindiamo noi che decidiamo questo sia il motto del 2011! A rincarare la dose ci pensa la figlia che materialmente serve ai tavoli e sovrintende alla sala. Ci mostra le foto appese al muro fatte con vari avventori famosi, tra cui Fabrizio Corona col quale, dice, ha avuto subito a che ridire per quel modo spavaldo di chiedere “sa ha cose buone da mangiare”, come se a lei fosse necessario specificarlo, lei che, ribadisce con fierezza “….con 12 ore di lavoro al giorno, sono l’unica vera persona importante in questo locale e in quelle foto” indicando appese al muro le facce sorridenti dei cosiddetti VIP.

Le portate si susseguono buone ed abbondanti, condite da battute gridate in dialetto da un tavolo all’altro, mentre ormai siamo di famiglia tanto che c’è chi ci offre fette di una pastiera da urlo o il gesto galante di chi porge alle signore le preziose capesante da gustare, come le ostriche, direttamente dalla valva. In un trionfo di fritture, lenticchie con zampone e dolci a volontà, arriviamo al conto alla rovescia 5, 4, 3, 2, 1 ! E’ il 2011.

Io non riesco neppure a dare gli auguri a chi è al tavolo con me perchè prima si fa avanti in un carosello senza fine “la famiglia” tra baci e abbracci! E mentre le donne brindano con la “ola” agli uomini più belli del decennio nella classifica presentata in tv da Barbara D’Urso, tra urla entusiaste e commenti irripetibili fatti da nipoti e zie, usciamo davanti al locale dove lo spettacolo è da togliere il respiro: tutto il lungomare, Posillipo, Montesanto e i Quartieri Spagnoli, dalla collina fino al mare è tutta un’esplosione di fuochi, botti, bengala che illuminano le acque del golfo, persino lanterne vaganti che solcano il cielo sfavillanti dirette chissà dove.

Salutiamo il ristorante Poseidone che meglio non poteva farci chiudere l’anno ed iniziare il 2011, con la promessa di tornare al più presto e via, verso Castel dell’Ovo.

Le facciate dei grandi alberghi si contendono l’addobbo più elegante. Su tutte vince lo storico Albergo Vesuvio, con un albero illuminato ad intermittenza ed un candeliere su ogni balcone in ferro battuto delle prestigiose suite. Non arriviamo proprio a Piazza Plebiscito dove una signora ci dice che, a seguito delle polemiche politiche dei giorni scorsi, lo spettacolo fosse sotto tono ed anche l’affluenza non delle migliori. Ci gustiamo invece lo spettacolo grandioso e solenne dei fuochi che iniziano, come previsto, alle 2 e che celebrano sul finale i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Già, l’Italia, questo è il pensiero con cui chiudiamo il 2010 ed apriamo il 2011, sospesi tra un decennio e l’altro. Cosa rimane di questo spirito nazionale? Ed ancora: quale destino attende questa città meravigliosa da secoli maltrattata e bistrattata e che, di volta in volta, diviene il cavallo di battaglia di questo o quel politico ma poi, immancabilmente, affonda in un gorgo di polemiche, recriminazioni e promesse non mantenute?

E’ il 1 Gennaio e ci apprestiamo a lasciare il golfo più bello d’Italia, sovrastato dalla maestosità del Vesuvio illuminato da un sole sfacciato, con un misto di sensazioni contrastanti nello stomaco.

C’è una valanga di spazzatura, ma c’è anche la raccolta differenziata.

C’è la bella guida trentenne, sposata e con una bimba piccola che sogna di trasferirsi alle Canarie perchè “….Napoli è una meraviglia ma mio marito ha deciso che nostra figlia non può crescere qua dove vivere serenamente è impossibile!”

C’è l’uomo delle forze dell’ordine, giovane e motivato, che ci parla davanti ad un buon caffè di realtà ai limiti dell’immaginazione, di interi quartieri che vivono di espedienti, di case dove si fanno i turni per dormire nel letto, di chi vive nel sottosuolo ed esce dai tombini per andare allo stadio a vedere il Napoli, di un mondo complesso, agonizzante e pur sempre vivo e dinamico dove “…l’unico intervento possibile è quello per “tamponare, o tagliare l’erba di tanto in tanto solo per evitare che cresca troppo, dove l’unica risposta serie sarebbe quella di agire sul sociale“.

Infine, la sera, mentre passano i mezzi che puliscono le strade e i netturbini a piedi, aspirando cartacce, schizzofrenicamente aggirano i cumuli di immondizia sempre più maleodoranti, incontriamo a passeggio un distinto ed elegante signore che con piacere, ad una nostra domanda, si abbandona a fare quattro chiacchiere con noi. È un noto professionista, ci lascia anche i suoi recapiti dovessimo aver bisogno di altri consigli. Sorride quando gli chiediamo della città e dei timori che spesso accompagnano la sua fama. Dice serafico di lasciarsi ammaliare, ci dà dritte preziose per gustare della buona pizza e dei dolci favolosi nella pasticceria più rinomata, dice di girare Napoli in lungo e in largo e lo dice con un tale godimento che il pensiero va spontaneo a Goethe.

Anche lui, nel 1787, aveva notato l’attitudine tutta partenopea al godere delle gioie della vita. Nei suoi scritti Goethe chiosavaAnche a me qui sembra di essere un altro. Dunque le cose sono due: o ero pazzo prima di giungere qui, oppure lo sono adesso.

Anche per noi è stato così ed ora di una cosa siamo certi: a Napoli, a questa città splendida, malata, mille volte data per spacciata e mille volte risorta, diciamo solo un convinto “A…rivederci“!

di Donata Carelli

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9 Comments

  1. Vito Di Ventura ha detto:

    Grazie a te di leggerci. Napoli, come tante altre Città italiane, è meravigliosa…dovremmo imparare a essere più fieri della nostra ricchezza!

  2. diego ha detto:

    Grazie, mi avete emozionato mentre mi reco in questo soleggiato weekend di Marzo alla mia cittá, quella piú bella del mondo, quella dove per nulla al mondo dimenticherei e orgoglioso di esserci nato e vissuto fino alla tenera etá di 25 anni.
    Non avrei voluto nascere in nessun altro luogo al mondo!

  3. Rosario Morisieri ha detto:

    da napoletano fondamentalista mi avete commosso con il vostro racconto,l’allegria trasmessa nelle vostre parole,la gioia nel vedere la città,e di vivere la gente
    Io sono al centro storico,ho un negozio di foto,tra piazza san domenico e piazza del gesù,cercatemi,prendiamo un caffè insieme 😉

  4. cerris79 ha detto:

    Sono Napoletano, e non sempre mi ci sono ritrovato nella realtà che hai descritto, però, devo ammettere, che mi hai  emozionato.Grazie

  5. No Naples ha detto:

    Complimenti, mai vista tanta agiografia né una tale densità di luoghi comuni su Napoli.
    Cazzate, tutte cazzate. Peccato che non hai visto l’autentica merda nascosta tra i vicoli, dietro le facce di quelle persone che ti hanno “gentilmente” ospitato. Quando leggo ‘ste cose mi viene l’orticaria. Superficialità, ignoranza, nessuna voglia di vedere la realtà delle cose. Raccontata così sembra una favoletta, ma Napoli è un’altra cosa. Napoli è l’inferno.

  6. Donata Carelli ha detto:

    Grazie a te dell’apprezzamento. Diffondi come puoi, mai come ora questa bella città ne ha bisogno 🙂

  7. Monica ha detto:

    In una sola pagina ho riscoperto e vissuto una Napoli meravigliosa, viva! Grazie

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