Costa D’Avorio: fallita mediazione dell’Ecowas, ferito soldato Onu
La missione dei tre presidenti africani per tentare di convincere il presidente della Costa d’Avorio a cedere il potere ed evitare un’azione di forza è fallita. I presidenti di Capoverde, Benin e Sierra Leone avevano l’obiettivo di convincere il presidente uscente Laurent Gbagbo a riconoscere la sconfitta e a lasciare le redini del paese ad Alassane Ouattara, che secondo la comunità internazionale ha vinto le elezioni di novembre e che ha quindi diritto di essere alla alla guida del paese.
Tuttavia Gbagbo non intende lasciare il potere e avverte che taglierà la relazioni diplomatiche con chi sostiene il ‘fronte opposto’. L’Ecowas ( l’organizzazione formata dai tre presidenti) minaccia invece di “ricorrere alla forza legittima” se questo non dovesse ritirarsi. Pedro Pires, il presidente di Capoverde, ha detto che sarà Goodluck Jonathan, capo di stato nigeriano e presidente dell’Ecowas a discutere “la data di un nostro ritorno in Costa D’Avorio, ma dovrebbe essere presto”.
L’isolamento diplomatico di Gbgabo è sempre più concreto. Europa e Stati Uniti avevano già adottato nei giorni scorsi il divieto d’ingresso per il presidente, la moglie e altri 17 funzionari. Il blocco dei beni è stato invece disposto dai ministri della Banca Centrale dell’Unione Economica e Monetaria dell’Africa Occidentale: la banca non riconoscerà più l’autorità di Gbagbo come presidente, e che l’accesso ai fondi sarà consentito solo al “governo legittimo” di Ouattara. Decisione questa che segue quella della Banca Mondiale che ha congelato circa 800 milioni di finanziamenti previsti.
La tensione cresce di ora in ora e il rischio di una guerra civile si fa sempre più concreto. Ieri un peacekeeper della missione Onu è stato ferito a colpi di machete da sostenitori di Gbagbo che hanno circondato i veicoli dell’Onu e hanno dato loro fuoco. Solo l’intervento dell’esercito ivoriano, fedele a Gbagbo, ha permesso un parziale ritorno alla normalità, facendo passare i camion. “È molto pericoloso, perché la polizia, quando ci ferma, ci punta addosso le armi”, ha detto Lieutenant Rateb Algaraghir, responsabile del convoglio internazionale.
In Costa d’Avorio è presente un contingente di 9.500 uomini delle Nazioni Unite al quale Gbagbo ha chiesto in più di una occasione di lasciare il paese, senza ottenere però un ritiro delle forze di pace.
L’accumularsi delle tensioni però, è solo un campanello dall’allarme di una situazione che sta degenerando. Tutto è partito dalle elezioni che si sono tenute un mese fa e da allora sono morte 173 persone a causa delle violenze e degli scontri. Si stima che almeno 20mila persone abbiano abbandonato il paese per trovare rifugio oltre il confine con la Liberia e l’Ufficio dei Rifugiati dell’Onu (UNCHR) teme una nuova emergenza umanitaria. Le risorse scarseggiano e presto serviranno cibo, acqua e medicinali per le diverse migliaia di rifugiati che si trovano in queste condizioni.
Di Elisa Cassinelli









