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L’amore che non abbiamo ancora incontrato

By   /   24 dicembre 2010  /   Commenti disabilitati

 

C’è un momento della vita in cui, come se calasse un sipario, sentiamo il bisogno di silenzio, di tacere, di non ascoltare. Di sentire il suo rumore che accompagna le nostre ore: tristi o liete che siano.

Scelgo queste ore, prossime al Natale, alla festa dell’amore, alla nascita di un Bambino che viene nel mondo per portare amore, non pace: quella sarebbe una conseguenza.

Penso ai suoi insegnamenti e rivedo in alcuni passaggi del suo Vangelo, delle sue parabole, della storia della sua vita, un uomo puramente giusto.

Cristo amava la giustizia, forse non era un buono neanche Lui quando, per esempio, scagliò violentemente la sua ira contro i mercanti nel tempio. Quando accusava col dito puntato gli ipocriti che facevano la morale al prossimo cercando di nascondere i propri peccati. Quando sfidava il facile giudizio sollecitando chiunque ad alzare e scagliare la prima pietra.

Quando fregandosene delle chiacchiere della gente andava a cena a casa di pubblicani e prostitute per parlare di un Dio che non era più quel padre severo e cinico nel punire, ma era Amore, perdono. Quando sapeva leggere la verità e il pentimento negli occhi della Maddalena. Quando, sulla croce, riuscì a trovare la forza di gridare al Padre perché l’avesse abbandonato. Era un uomo come noi, ma conosceva l’amore. Un amore/Dio.

Lui combatteva contro: contro la falsità, contro le ingiustizie, contro l’ipocrisia e l’arroganza del giudizio. Questo avrebbe voluto lasciarci. Questo avremmo dovuto capire. Lui che per portare l’Amore affermava di non essere venuto a portare la pace, ma a combattere tutto questo mondo fatto di falsità, di facciata, che nasconde sotto la sabbia le cadute, gli errori (anche quelli involontari).

Mi chiedo se dopo tutti questi secoli siamo riusciti a capire cosa volesse dire, mi chiedo cosa stiamo per festeggiare e se siamo in grado di capire il messaggio che voleva donarci nascendo, che capovolgeva completamente le teorie dei saggi dell’epoca. Guardo i saggi di oggi che dicono di non giudicare, ma lo fanno. Lui spaccava con forza, con rabbia la mediocrità e odiava gli uomini subdoli e ipocriti. Loro, i nostri saggi, giudicano nascondendosi dietro sotterfugi, parole dette o scritte, che ritraggono appena vengono scoperti, chiedendo pure scusa.

Non è cambiato nulla. Siamo e continuiamo a restare nella melma di un mondo che abbiamo costruito così, dove il migliore non è mai qualcun altro, ma siamo solo ed esclusivamente noi.

Dove impera il singolare (l’io), perché il plurale lo studieremo nella classe successiva che forse non frequenteremo mai.

E il mondo continua a girare con le sue meschinità. Nel silenzio dei miei pensieri penso se non sia tempo che ci venga a trovare un’altra volta. Ma sicuramente anche noi, come il suo popolo di allora, non lo sapremmo riconoscere. E gira, gira, inutilmente gira, questa storia infinita … meglio il silenzio.

di Alga Madìa

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