19
June , 2013
Wednesday
 

Il Ministro della Difesa Nordcoreano, Kim Yong-chun, ha detto che la Corea del Nord è pronta a scatenare una “guerra santa”, anche facendo uso del suo arsenale nucleare, contro la Corea del Sud.

Secondo il Ministro l’esercitazione condotta lo scorso venerdì dalla Corea del Sud vicino al confine è stato un atto provocatorio e in preparazione della guerra contro il Nord. In realtà, il Ministero dell’Esercito della Corea del Sud ha ammesso che l’esercitazione ha avuto come scopo quello di mostrare la loro potenza ed efficacia di fuoco.

Come è noto, la Corea del Sud ha condotto una breve ma complessa esercitazione aero-terreste durata circa un’ora, nell’area di Pocheon a 15 miglia dalle coste dalla Corea del Nord, che ha visto coinvolti circa 1.000 soldati, carri armati, elicotteri, aerei da combattimento e oltre 100 tipi di sistemi d’arma diversi.

Il Presidente Lee Myung-bak, nel suo discorso finale, a chiusura dell’esercitazione, ha poi usato parole dure contro la Corea del Nord, dicendo che “nel caso di un altro attacco a sorpresa [ndr. l’attacco all’isola di  Yeonpyeong] il Paese risponderà con un contrattacco senza pietà”. 

Gli ha fatto eco il leader della Corea del Nord, Kim Jong-il, che ha accusato il Sud di prepararsi alla nuova guerra.Le Forze Armate del Sud hanno perpetrato questa provocazione militare, a premessa di una guerra di aggressione nel Mar Giallo. Quest’ultima esercitazione indica che lo scenario per un’aggressione ha ormai raggiunto la fase della sua messa a punto”. “Le Forze Armate rivoluzionarie della DPRK sono pronte e preparate a combattere una “guerra sacra”, facendo uso del potenziale nucleare, in qualsiasi momento si rendesse necessario, per far fronte alle deliberate azioni del nemico che sta spingendo la situazione sull’orlo di una guerra”.

Cina e Russia hanno chiesto alla Corea del Sud di allentare le tensioni e anche gli Stati Uniti, anche se non in modo ufficiale, hanno espresso preoccupazioni in merito ai nuovi e più aggressivi comportamenti di Seul.

Finora i tentativi  di riprendere il dialogo sono stati infruttuosi. La Cina e la Corea del Nord hanno espresso la volontà di ritornare al tavolo delle trattative a sei (Corea del Nord, Corea del Sud, Giappone, Stati Uniti, Russia e Cina) – abbandonato dalla Corea del Nord unilateralmente nel 2009, cui è seguita l’espulsione degli ispettori internazionali dal Paese-, per discutere del programma nucleare Nordcoreani. Tuttavia, Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone hanno risposto che ritorneranno alle trattative solo dopo che la Corea del Nord abbia abbandonato i programmi di sviluppo nucleare.

Le tensioni tra le due Coree sono acuite sin dall’affondamento della corvetta Cheonan, avvenuto lo scorso marzo e in cui morirono 46 marinai. Seul ha accusato Pyongyang che però ha sempre negato. In realtà schermaglie ai confini tra le due Coree, specialmente nella NLL, sono all’ordine del giorno, ma non sono mai culminate in scambi ripetuti di artiglieria, peraltro in violazione agli accordi di armistizio del 1953, come è avvenuto in occasione del bombardamento dell’isola di Yeonpyeong.

L’attuale incremento di proclami intrisi di retorica da entrambe le parti sta assumendo proporzioni importanti e c’è il pericolo che se continuano su questa strada potrebbe veramente accadere qualcosa di irreparabile.

di Vito Di Ventura

(dicembre - 23 - 2010)

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