E’ un ragazzo, uno come i nostri figli. Ha 26 anni, ma ha una caratteristica diversa da quella di tutti gli altri: lui è un rivoluzionario.
Un sano rivoluzionario. Un giovane che un paio di anni fa ha cambiato il modo di comunicare di mezzo mondo. Si chiama Mark Zuckerberg ed è il fondatore di Facebook, il social network che vanta milioni di persone iscritte. E’ vero, è solo un ragazzo, ma è stato premiato dal settimanale “Time” come “Uomo dell’anno”, per aver cambiato il modo di vivere di mezzo mondo.
I numeri sono impressionanti, perché se è vero, come è vero, che gli auguri per Natale si faranno quasi esclusivamente via web, dando un serio spintone a sms, telefonate e cartoline, allora si può percepire la portata del fenomeno.
Lui è giovane, giovanissimo. Famoso, famosissimo. Ricco, ricchissimo (al primo posto nella lista dei miliardari del web. Un omaggio dal sapore di positività, il riconoscimento che la rete può unire, senza insinuare dubbi e infamie (come nel caso del secondo classificato Assange, cui ha soffiato l’ambita corona, con le dichiarazioni di Wikileaks).
La rete che unisce il mondo, gli permette di comunicare, condividere, ritrovarsi. Questa la genialità di questo ragazzo, probabilmente qualcosa che è andato aldilà addirittura della sua stessa immaginazione. Un eroe dei giorni nostri, forse. La persona che per gioco ha cambiato il nostro modo di gestire il tempo libero in casa, in ufficio, quando siamo in vacanza attraverso la connessione col telefono cellulare. Un successo senza precedenti, che dire?
I geni lasciano a bocca aperta e ad un genio così, che ha inventato un sistema di comunicazione utilizzato da persone che hanno dai 15 agli 80 anni, tutto il merito, il nostro inchinarci alla sua intelligenza.
Alga Madìa




