25
May , 2013
Saturday
 

Questa è una giornata storica per il Kosovo. Oggi, da quando nel 2008 unilateralmente il Paese dichiarò la sua indipendenza dalla Serbia, si svolgono le prime elezioni democratiche per assegnare i 120 seggi del Parlamento di Pristina.

Sono chiamati a votare 1.630.636 elettori, dei quali oltre 73 mila per la prima volta, mentre in lizza ci sono oltre 1.260 candidati in rappresentanza di 29 partiti e movimenti. A monitorare gli oltre 2.300 seggi vi sono migliaia di osservatori locali e internazionali.

Quelle di oggi in realtà sono elezioni anticipate, originate dalla crisi politica sorta lo scorso ottobre a causa dei difficili rapporti che si sono venuti a creare tra i due leader dei principali partiti di governo ovvero tra il Primo Ministro Thaci, del Partito Democratico (ODK), e l’allora Presidente del Kosovo, Fatmir Sejdiu, della Lega Democratica (LDK). 

Già a settembre la Corte Costituzionale del Kosovo aveva obbligato Fatmir Sejdiu a rassegnare le dimissioni perché continuava a violare la costituzione in quanto ricopriva, oltre alla carica di Presidente, quello di capo del partito. Le dimissioni di Sejdiu e la conseguente caduta del governo Thaci hanno provocato una spaccatura all’interno del suo stesso partito. Da una parte, si sono schierati i sostenitori del sindaco di Pristina e presidente del partito Isa Mustafa e, dall’altra, è sceso in campo Uke Rugova, il figlio maggiore del defunto presidente Ibrahim Rugova, con la lista KDK – Ibrahim Rugova.

L’altro partito, l’Alleanza per il futuro del Kosovo (AKK), alleato all’KDK, è stato a sua volta fortemente indebolito dopo che il capo del partito, Ramush Haradinaj, è stato messo sotto processo dal tribunale di guerra delle Nazioni Unite all’Aia.

Alle 19.00 si chiuderanno le urne e già domani si sapranno i primi risultati, anche se le proiezioni danno un piccolo margine di vantaggio, soli 2 punti percentuali, al partito Democratico, del Primo Ministro uscente Hashim Thaci, sul partito della Lega Democratica.

Dopo più 10 anni dalla guerra del Kosovo, la due etnie, quella maggioritaria Albanese e quella minoritaria Serba, restano ancora molto separate. La Serbia non ha riconosciuto l’indipendenza del Kosovo e perciò la minoranza presente in Kosovo è stata invitata a boicottare le elezioni, cui l’Unione Europea, invece, attribuisce grande importanza, attesa l’aspirazione del Kosovo ad entrare nell’Unione.

La campagna elettorale è stata caratterizzata dalle forti preoccupazioni per la corruzione dilagante e la terribile situazione economica in cui versa il Paese. I principali problemi del Kosovo restano comunque la disoccupazione che ha raggiunto il 45%, percentuale ancora più altra tra i giovani, e la debolissima economia che lo pone al gradino europeo più basso.

Mentre è stato riconosciuto da 72 Paesi delle Nazioni Unite, tra cui molti Europei, il Kosovo non è ancora membro dell’Unione Europea e la maggioranza di etnia Albanese è sotto pressione per dimostrare che possono costruire relazioni pacifiche e durature con la minoranza serba, che continua a vivere nelle enclave sorvegliate dalle forze di pace della NATO e concentrata soprattutto nella parte nord, a sud del fiume Ibar, tra la città divisa di Mitrovica e il confine serbo.

L’Ambasciatore delle Nazioni Unite in Kosovo, Christopher Dell, secondo i dispacci diplomatici rivelati da WikiLeaks proprio alla vigilia delle elezioni, avvertiva che un tentativo di separazione del nord potrebbe far riprendere le violenze etniche che caratterizzarono gli anni ‘90.

Se dovesse vincere il PDK di Thaci, soprannominato “il serpente” ai tempi dell’UCK,  avrà il diritto di reclamare tutte e tre le principali cariche nazionali: presidenza della repubblica, guida del governo e presidenza del Parlamento. Ma il nuovo governo dovrà soprattutto aprire un tavolo di trattative con la Serbia su questioni vitali e concrete per il suo stesso futuro.

di Vito Di Ventura

(dicembre - 12 - 2010)

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