Questa mattina, nel superaffollato carcere di San Miguel, una struttura in cemento in un quartiere della media borghesia a sud della capitale cilena, Santiago, è scoppiato un violento incendio che ha causato la morte di 81 detenuti e ustionato gravemente altri 14, mentre 2 guardie carcerarie e 3 pompieri sono rimasti leggermente feriti.
La struttura penitenziaria, costruita per ospitare al massimo 700 persone, ne conteneva invece 1.900, nonostante questa gravissima situazione fosse stata denunciata già lo scorso ottobre dal giudice Ana Maria Arriata Valdebenito, la quale aveva informato che proprio la Torre n. 5, dove poi è scoppiato l’incendio, ospitava 484 prigionieri, più di 100 per piano.
Secondo le dichiarazioni del direttore nazionale della polizia penitenziaria, Luis Masferrer, il fuoco si è sviluppato alle 5.30 di questa mattina e solo dopo 3 ore i vigili del fuoco sono riuscite a domare le fiamme. Sembra che il fuoco si sia sviluppato durante una lite tra carcerati ed è divampato in pochissimi minuti.
Le urla strazianti dei detenuti intrappolati tra le fiamme sono state udite in diretta tv, grazie ad un detenuto che ha chiamato con il proprio cellulare la televisione di stato. Anche i vigili del fuoco sono intervenuti su segnalazione partita da un cellulare dal carcere e sono giunti sul luogo dell’incendio dopo circa 10 minuti, alle 5.48. Nel comunicato rilasciato dal Dipartimento dei vigili del fuoco, tra l’altro, si legge che si è trattato di un violento incendio che si è propagato in gran parte del quarto piano della Torre n. 5. Peraltro, per far uscire e mettere in salvo 60 prigionieri, i vigili hanno dovuto tagliare diversi lucchetti di sicurezza.
Questa mattina era giorno di visite al carcere e, perciò, molti familiari e amici erano in coda ai cancelli quando è scoppiato l’incendio. Alla notizia che c’erano dei morti, la paura e la rabbia si sono rapidamente diffuse. Malumore e nervosismo sono cresciuti mano a mano che passava il tempo senza ricevere notizie e quando, dopo circa 6 ore di attesa, il Direttore del carcere Masferrer ha comunicato i nomi dei sopravvissuti, è stato fatto oggetto di ingiurie e lanci di sassi.
Inevitabile quindi la polemica. Alcuni familiari dei detenuti hanno detto alla televisione che “la polizia ha volutamente ritardato ad aprire i cancelli ai vigili del fuoco”, per essere certi di avere prima la situazione sotto controllo ed evitare possibili fughe. Il Capo Dipartimento dei vigili del fuoco, Jose Sanchez, ha però smentito e ha dichiarato che i pompieri sono sì entrati dopo 10 minuti, ma solo perché impediti dal forte calore e non per colpa delle guardie. Secondo il suo rapporto, i pompieri sono riusciti a trasferire 200 detenuti, che si trovavano nelle zone periferiche alle fiamme, in altre parti della prigione, mentre dei rimanenti 147 rimasti intrappolati dalle fiamme, 81 sono morti per asfissia.
“Le condizioni che sono all’interno di questa prigione sono assolutamente inumane”, questo è stato il primo commento a caldo del Presidente Cileno, Sebastian Pinera, che ha visitato un centro di emergenza dove erano stati ricoverati alcuni detenuti gravemente ustionati e intossicati dal fumo.
Il governatore della regione di Santiago, Jaime Manalich, ha definito l’episodio “un’enorme calamità”, il peggior disastro nella storia delle prigioni Cilene. L’ultimo incendio in una prigione del nord, nel 2001, provocò 26 morti.
di Vito Di Ventura




